«Mio genero violenta la figlia» Accusa falsa: suocera a processo

18 Giugno 2018

Donna di Giulianova imputata per calunnia nei confronti del congiunto originario del Senegal  Il giudice: «Astio incontenibile, ha inventato tutto per screditare la sua figura di uomo e di padre» 

GIULIANOVA. Nessun provvedimento giudiziario potrà far dimenticare ad un padre l’incubo di essere stato falsamente accusato di aver violentato la figlioletta di sei anni.
Probabilmente nemmeno quello con cui un giudice ha mandato a processo la suocera per calunnia. Perché le indagini hanno accertato che ad inviare l’esposto denuncia con firma falsa al Telefono rosa e ai servizi sociali del Comune di Giulianova era stata proprio la mamma della moglie dell’uomo, un cittadino senegalese che da tantissimi anni vive in Italia. «Tutto con l’intento criminale», ha scritto il gip Roberto Veneziano nell’ordinanza con cui ha respinto la richiesta d’archiviazione della Procura e ha disposto per la donna l’imputazione coatta per calunnia, «di favorire l’allontanamento dell’indesiderato genero dal contesto familiare in cui era legittimamente inserito». Un incubo che per il papà è durato oltre un anno, periodo nel quale la figlioletta e gli altri fratellini sono stati momentaneamente allontanati dal tribunale dei minori e affidate ad un istituto. Provvedimento ritenuto necessario in presenza di un’accusa così grave (l’uomo era nel finito nel registro degli indagati con la pesantissima accusa di violenza sessuale aggravata) proprio per consentire di fare chiarezza con delle appropriate e delicatissime indagini, come lo sono tutte quelle che coinvolgono i minori. E ci sono voluti accertamenti durati mesi per avere la certezza che quel papà non avesse mai fatto del male alla sua bambina, ma che fosse un padre attento e amorevole in grado di poter avere con sè i figli. La Procura teramana ha chiesto ed ottenuto l’archiviazione per l’accusa di violenza sessuale e dopo questa decisione anche il tribunale dei minori ha revocato il provvedimento di allontanamento dei minori. E’ stata la moglie dell’uomo, una volta visti tutti gli atti d’accusa a cominciare proprio dall’esposto, ad accorgersi che la calligrafia di quella firma somigliasse molto a quella della madre. Il resto lo ha fatto una perizia disposta dalla stessa Procura dopo che i coniugi hanno presentato una denuncia per calunnia. Successivamente la stessa Procura ne ha chiesto l’archiviazione a cui si è opposto il papà assistito dall’avvocato Dario Avolio. Opposizione accolta dal gup Veneziano che ha scritto: «La ricostruzione dei fatti, contrariamente alle convinzioni espresse dal pm, offre un quadro lineare in merito alla piena ed incontrovertibile responsabilità dell’indagata, persona in aperta ed inconciliabile contrapposizione con l’uomo nei cui confronti prova, ormai da tempo, un incontenibile astio ed una inspiegabile avversione e che, pertanto, non ha esitato a screditarne la figura di uomo e di padre al cospetto del tribunale per i minori».
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