Montoriese a Gedda: «Paura per il missile»

L’insegnante vive da 15 anni in Arabia Saudita: «Abbiamo sentito un boato e visto il cielo brillare»
TERAMO. «Sentire il boato e rendersi conto che è l’esplosione di un missile non è una bella sensazione, senti qualcosa nel cuore, un’impossibilità di reagire che ti lascia interdetta». Sono le parole di Soriana Martegiani, insegnante di musica di Montorio, ma da quindici anni a Gedda in Arabia Saudita che racconta l’attacco che c’è stato venerdì non lontano dal circuito di Formula Uno dove c’erano state le prove libere per il Gran Premio. Un rumore che lei e suo marito Vittorio Bruzzone hanno sentito perchè la loro abitazione è poco distante dal sito della deflagrazione. «Dopo il frastuono dello scoppio la città è diventata muta: un silenzio assordante che parlava più di mille parole», confida, «siamo usciti sul balcone, il cielo brillava e l’aria acre si sentiva fino a casa nostra e non è stato facile prendere sonno». Soriana e Vittorio abitano vicino al circuito automobilistico. «All’inizio abbiamo pensato a un incidente in pista, ma poi ci siamo resi conto che era qualcosa di diverso», aggiunge, «qui era venerdì, giorno festivo e non c’era nessuno a lavoro. Non ci sono state cose danneggiate se non i depositi Aramco. In passato ci sono stati altri attacchi rivendicati dallo Yemen, ma crediamo che abbiano colpito ora che c’è il Gran Premio per avere più visibilità». In tanti da Montorio le hanno scritto sui social per avere notizie. Il sogno di Soriana è quello di tornare, ma la casa di famiglia in centro è inagibile per il terremoto e ciò ha comportato anche la chiusura per motivi di sicurezza del b&b attiguo.
Adele Di Feliciantonio
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