Montorio, Di Centa convoca il consiglio

11 Gennaio 2018

«È per fare chiarezza, così si vedrà che non c’è il numero legale». Per la prefettura ci sono gli estremi per lo scioglimento 

MONTORIO. Estremo tentativo del sindaco di Montorio Gianni Di Centa di salvare l’amministrazione da lui guidata, ma da un momento all’altro potrebbe arrivare il decreto di scioglimento del consiglio comunale. «Sembra che ci siano gli estremi per una sospensione», ha dichiarato il vice prefetto Edoardo D’Alascio, «che è il provvedimento prodromico allo scioglimento del consiglio». In giornata potrebbe arrivare la comunicazione del prefetto, che si è preso qualche giorno per consultare il ministero dell’Interno, vista la complessità della vicenda. E intanto il primo cittadino ha convocato per domattina alle 9 il consiglio comunale. «Voglio essere tranquillo», spiega Di Centa, «non voglio lasciare intentato nulla, senza precludere, in caso di risposta negativa, che si possano svolgere al più presto le elezioni. Domani dimostreremo che non c’è il numero legale e chiederemo alla prefettura di provvedere. E vedremo cosa accadrà». E c’è qualcuno che sostiene già che, in caso di dichiarazione di scioglimento, ci siano tutti i presupposti per fare un ricorso.
Intanto resta acceso il dibattito. A nome dei consiglieri di maggioranza dimissionari, Sergio Rossi fa alcune precisazioni, dicendo che «le scelte fatte in questi ultimi giorni sono il frutto di accadimenti che partono da lontano». Rossi, dimessosi ufficialmente da capogruppo di maggioranza lo scorso maggio ma di fatto già nel dicembre del 2016 quando cominciarono i primi tesseramenti del gruppo “Si può fare” nel Pd, sottolinea come il «progetto civico era ben definito e doveva proseguire su quella strada. Il tradimento c’è stato nei confronti degli elettori». E all’accusa di irresponsabilità mossa al gruppo in questi giorni, l’ex consigliere di maggioranza risponde: «Irresponsabili sono stati gli atteggiamenti ostruzionistici nei nostri confronti. Noi ci siamo preoccupati di verificare e poi di attendere che venissero definite le attività importanti prima di dimetterci. Le nostre dimissioni sono state individuali, non siamo andati a coinvolgere la minoranza per dare opportunità al sindaco di trarre conseguenze». In merito alla mozione di sfiducia invocata dai gruppi di minoranza Rossi ritiene che «avrebbe allungato i termini» Anche i Progressisti per Montorio, in un comunicato stampa, spiegano la scelta di dimettersi dei consiglieri di minoranza Angelo Di Donatantonio e Margherita Formicone. «È evidente che la nostra prima preoccupazione è stata quella di impedire trasformismi, cambi di casacca, salti della quaglia e di portare, il prima possibile, il comune di Montorio al voto». E i Progressisti sottolineano come si siano assunti «una responsabilità enorme, anche nei confronti del sindaco. Immaginate cosa poteva significare amministrare sfiduciato dalla sua maggioranza e ostaggio dell’opposizione. Così ci siamo dimessi con la speranza di un commissariamento breve e di voto immediato a giugno». Il sindaco, secondo i Progressisti, avrebbe dovuto prendere atto della situazione e si sarebbe dovuto dimettere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA