Montorio, il sindaco a processo per la maxi inchiesta milanese

Altitonante rinviato a giudizio con altri 63 nomi tra cui l’ex eurodeputata di Forza Italia Comi Il primo cittadino: «Non sono accusato di corruzione, in dibattimento dimostrerò la mia innocenza»
MONTORIO. L’inchiesta è quella aperta dalla Procura milanese qualche anno fa su un presunto sistema di mazzette, appalti, nomine pilotate e finanziamenti illeciti in Lombardia che all’epoca fece il giro d’Italia.
Tra i 63 rinviati a giudizio c’è anche il sindaco di Montorio Fabio Altitonante nella sua veste di consigliere regionale di Forza Italia in Lombardia. Così commenta il primo cittadino:«Finalmente, dopo oltre due anni, si definisce la data di inizio del processo che mi vede coinvolto. Sono tranquillo perché così potrò dimostrare la mia innocenza. Ne uscirò pulito. Non sono accusato di corruzione. Viene collegato un finanziamento elettorale fatto con bonifico a una vicenda con cui non ha nulla a che vedere. Il dibattimento farà piena luce».
Tra i rinviati a giudizio anche l'ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi e l'ex vice coordinatore lombardo “azzurro” ed ex consigliere comunale milanese Pietro Tatarella. A firmare il rinvio a giudizio è stato il gup Natalia Imarisio che, accogliendo la richiesta dei pubblici ministeri Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri, ha anche rinviato a giudizio, tra gli altri nomi lombardi, il patron della catena dei supermercati Tigros Paolo Orrigoni (con la stessa società per la responsabilità amministrativa degli enti), l'imprenditore Daniele D'Alfonso, l'ex dg di Afol metropolitana Giuseppe Zingale e il sindaco leghista di Gallarate Andrea Cassani. In tre, invece, sono stati prosciolti in quanto l'accusa di abuso di ufficio di cui rispondevano non è più prevista dalla legge come reato.
Il dibattimento per i 63 imputati, tra politici e professionisti a loro legati, funzionari pubblici e imprenditori, si aprirà il prossimo 18 novembre davanti alla sesta sezione penale del tribunale milanese.
Tra le parti civili i Comuni di Milano e Gallarate, Amsa (azienda milanese dei rifiuti), Accam spa e Afol, quest'ultima per il coinvolgimento di Zingale. Va detto che altri indagati, nel corso degli anni, hanno scelto dei riti alternativi. (d.p.-a.d.f.)
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