Morì disidradato, 4 medici accusati di omicidio colposo

19 Febbraio 2015

ROSETO. A cinque anni dalla morte di Giuseppe Piccioni, il giovane operaio rosetano di 27 anni deceduto dopo essere stato operato di appendicite all'ospedale di Atri, ieri si è aperto il processo a...

ROSETO. A cinque anni dalla morte di Giuseppe Piccioni, il giovane operaio rosetano di 27 anni deceduto dopo essere stato operato di appendicite all'ospedale di Atri, ieri si è aperto il processo a carico di quattro medici che a vario titolo si occuparono delle cure al giovane operaio e che sono accusati di omicidio colposo. Si tratta del primario del reparto di chirurgia del San Liberatore Osvaldo De Berardinis, dei chirurghi Alfredo Torretta e Alfonso Prosperi, del nefrologo Maurizio Tancredi. La vicenda giudiziaria, risale al 2010 con il dramma di Piccioni iniziato l’11 luglio quando inizia ad avere forti dolori all’addome. Dolori in seguito ai quali viene ricoverato e operato. Ma da quel momento le sue condizioni peggiorano e muore il 13 agosto. Il pm Irene Scordamaglia dispone una consulenza medica che esclude una contaminazione da anisakis, come era stato ipotizzato in un primo momento. Al contrario, secondo i periti, la morte sarebbe stata causata da disidratazione. Accusa che dovrà essere provata nel corso del processo iniziato davanti al giudice Franco Tetto. I familiari del ragazzo, assistiti dall’avvocato Claudio Iaconi, si cono costituiti parte civile.