Morta nell’auto sfrenata del figlio: due indagati per la strada insicura

24 Luglio 2024

La Procura chiude l’inchiesta sull’incidente avvenuto ad Arsita, la vittima viveva a Collecorvino Sotto accusa per omicidio stradale, oltre al congiunto, anche un tecnico del Comune e uno privato

TERAMO. Quella strada era insicura perché senza barriere di protezione: è la conclusione a cui è giunta la Procura nel chiudere l’inchiesta sulla donna morta nell’auto del figlio sfrenata e finita in un dirupo. Il pm Francesca Zani, oltre al congiunto già indagato nell’immediatezza dei fatti, ha iscritto nel registro anche due tecnici. Si tratta di un tecnico privato e uno del Comune di Arsita. Il privato è quello incaricato della redazione del progetto definitivo ed esecutivo dei lavori di messa in sicurezza della strada comunale su cui è avvenuto l’incidente e quello del Comune è il responsabile amministrativo del procedimento relativo alla delibera di affidamento incarico della redazione del progetto al privato. «Delibera», si legge a questo proposito nell’avviso di conclusione, «nel corso della quale esprimeva il proprio parere di regolarità tecnica con riferimento al progetto presentato omettendo di prevedere la segnaletica di pericolo nonchè di barriere di protezione lungo via Collecerri caratterizzata da forte dislivello e dalla presenza di numerosi tornanti». Per tutti e tre l’accusa è quella di omicidio stradale (il figlio è assistito dall’avvocato Gennaro Lettieri, i tecnici dall’avvocato Monia Terzilli) . Madre e figlio, che secondo la Procura non avrebbe inserito il freno a mano e non avrebbe lasciato il veicolo con le ruote sterzate, quel giorno di dicembre del 2022 erano partiti da Collecorvino per raggiungere la vecchia abitazione di famiglia ad Arsita venduta v dopo che l’anziana si era trasferita a vivere con il figlio nel Pescarese. Il figlio, unico testimone dei fatti visto che con loro non c’era nessun altro e la zona è isolata dal paese, aveva parcheggiato la macchina, una Nissan Qashqai, davanti all’abitazione per scendere (secondo la Procura senza inserire il freno a mano e senza lasciare il veicolo con le ruote sterzate). Doveva essere questione di minuti e per questo la mamma era rimasta nella vettura, seduta sul lato passeggeri. Improvvisamente la macchina si era sfrenata finendo nella scarpata sottostante per una settantina di metri. Nel drammatico volo la vettura si era prima ribaltata sulla strada sottostante e poi era finita nella scarpata. Per la Procura senza riuscire a fermarsi «a causa dell’assenza di barriere di protezione» .
©RIPRODUZIONE RISERVATA