Morte di un paziente, pene ridotte ai medici

L’Appello conferma le condanne per quattro professionisti, tra cui l’ex sindaco Cameli, ma le dimezza
GIULIANOVA. Condanne confermate in appello, ma con pene dimezzate ai quattro medici dell’ospedale di Giulianova, fra i quali l’ex sindaco Giancarlo Cameli, ritenuti colpevoli di avere causato la morte di un paziente nel giugno del 2008. La vittima, Francesco Giulio Di Gregorio, rosetano di 60 anni, si presentò in ospedale alle 4 del mattino in preda a forti dolori all’addome. Era stato colpito – come si accerterà solo dopo la morte avvenuta una decina di ore dopo – da un aneurisma dell’aorta addominale, ma nessuno dei medici che lo avevano preso in consegna, nelle varie fasi del ricovero, aveva fatto una diagnosi esatta, ritenendo che il paziente avesse solo delle coliche addominali. Poche ore dopo il ricovero l’aneurisma – cioè un rigonfiamento dell’arteria – si ruppe e l’uomo morì in seguito all’emorragia.
Oltre a Cameli, all’epoca in servizio come chirurgo in ospedale e responsabile del dipartimento, erano imputati Dario Franciotti, medico in servizio al pronto soccorso la notte in cui si presentò Di Gregorio, Bruno Di Bernardo, che quella notte era medico di guardia interdivisionale dell’ospedale (cioè l’unico medico in servizio notturno per tutti i reparti), e Claudio Masci, medico del reparto di chirurgia che aveva preso in carico il paziente alle 8 del mattino.Tutti e quattro erano stati condannati in primo grado dal tribunale di Teramo a due anni di reclusione ciascuno per l’accusa di omicidio colposo.La corte d’appello, pur confermando la responsabilità dei medici nella morte del paziente, ha ridotto le pene: un anno di reclusione per Cameli, Masci e Franciotti, e otto mesi per Di Bernardo, ritenendo evidentemente che quest’ultimo abbia avuto nella vicenda un minore grado di responsabilità. Nella sentenza di primo grado ai medici venne imputato soprattutto il fatto di avere sottovalutato i sintomi del paziente, omettendo di fare esami strumentali e di laboratorio che avrebbero certamente individuato la reale causa dei forti dolori che accusava. Se si fosse accertato subito che si trattava di un aneurisma si sarebbe e potuto sottoporre il paziente a un intervento chirurgico che forse gli avrebbe salvato la vita. La corte d’appello ha anche confermato il risarcimento alle parti civili – la moglie e i due figli della vittima, rappresentati dall’avvocato Claudio Iaconi – stabilendo una provvisionale di 50mila euro ciascuno. L’entità del risarcimento sarà poi stabilita in sede civile. I medici erano difesi dagli avvocati Gennaro Lettieri (per Masci), Francesco De Minicis (per Franciotti), Gugliemo Marconi (per Cameli) e Renzo Di Sabatino (per Di Bernardo). (e.a.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

