Morte in cantiere: «Ponteggio abusivo»

16 Febbraio 2024

Infortunio nella chiesa di Sant’Agostino, la Procura chiude le indagini: in sei sotto accusa, due le richieste d’archiviazione

TERAMO. Un ponteggio non previsto, e quindi abusivo, e un ancoraggio non sicuro: la super perizia circoscrive il perimetro dell’infortunio sul lavoro avvenuto ad aprile dell’anno scorso nel cantiere della chiesa di Sant’Agostino, nel centro storico di Teramo, in cui ha perso la vita il 24enne senegalese Ibrahima Dramè, giovane padre arrivato in Italia con il sogno di una vita diversa, precipitato da un ponteggio e diventato una delle vittime di una strage infinita. Dopo la riconsegna della super perizia, disposta con la formula dell’incidente probatorio, il sostituto procuratore Stefano Giovagnoni, titolare del fascicolo, ha chiuso le indagini confermando le accuse per sei indagati.
Il numero resta quello iniziale anche se per due dei primi iscritti c’è una richiesta di archiviazione e al loro posto sono stati iscritti altri due nomi: si tratta degli operai che hanno allestito il ponteggio che, sempre secondo la super perizia, non era previsto nella progettazione. Era un ponteggio di servizio e molto probabilmente il sistema di ancoraggio non ha retto perché senza le condizioni di sicurezza. La Procura contesta i reati di omicidio colposo e lesioni gravi (nell’incidente è rimasto ferito un altro operaio del cantiere). Al momento dell’incidente il giovane operaio e il suo collega, rimasto ferito, erano sull’impalcatura che, dai primi accertamenti, avrebbe ceduto facendo precipitare il giovane operaio, trovato senza imbracatura, da un’altezza di dieci metri. E proprio per fare chiarezza sulle modalità seguite per l’installazione di quell’impalcatura o ponteggio il giudice ha affidato la super perizia con la formula dell’incidente probatorio. (d.p.)
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