Morte in corsia, tre medici a giudizio

Sono accusati del decesso di Regina Di Silvestre, 55 anni di Giulianova, avvenuto dopo un intervento in una clinica di Morciano
GIULIANOVA. Sono stati rinviati a giudizio, con udienza fissata per il 16 novembre, i tre medici – due chirurghi ed un anestesista – che il 6 novembre 2017 operarono Regina Di Silvestre, la 55enne di Colleranesco che morì qualche giorno dopo. L’intervento di “revisione di decompressione spinalee di artrodesi vertebrale strumentata”, ritenuto non particolarmente rischioso, venne eseguito nella casa di cura Montanari” di Morciano di Romagna, in provincia di Rimini. Nei giorni scorsi il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Rimini, vista la richiesta della Procura della Repubblica, ha rinviato a giudizio i tre sanitari fissando la prima udienza dibattimentale per il prossimo mese di novembre. I medici sono P.F.E. di Teramo, difeso dall’avvocato Rosario Panebianco del foro dell’Aquila; S.G. di Morciano di Romagna, difeso dall’avvocato Simone Mancini del foro di Fermo; T.P. di Cingoli (Macerata) difeso dall’avvocato Francesco Pisciotti del foro di Rimini. I familiari di Regina Di Silvestre, costituiti parte civile, sono rappresentati nel processo dall’avvocato Claudio Iaconi di Giulianova. I tre medici sono stati rinviati a giudizio, si legge nel capo di imputazione quali «responsabili della preparazione e della conduzione dell’intervento operatorio subito da Regina Di Silvestre il 6 novembre 2017, per colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia, inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline, nonché in violazione delle istruzioni operative della casa di cura “Ernesto Montanari”». In particolare viene loro contestato «di aver collocato impropriamente la paziente in posizione prona, in modo tale da determinare una prolungata compressione sull’addome della stessa che, a sua volta, ha concorso a determinare la riduzione del flusso sanguigno nel distretto viscerale ed una connessa ipotensione sistemica prolungata». Secondo le accuse formulate da pubblico ministero sarebbe stato «omesso, durante l’intervento, di somministrare alla paziente un quantitativo sufficiente di soluzione fisiologica». Agli imputati viene contestato anche che «a seguito del mancato risveglio della paziente al termine dell’intervento, avvedutisi con emogas analisi della sussistenza di una condizione di severa acidosi metabolica e anemizzazione», avrebbero omesso «di adottare tempestivamente le iniziative utili a contrastare la predetta condizione patologica». Tutte le varie omissioni, secondo la Procura, avrebbero determinato nella paziente uno stato di ipotensione prolungata, che a sua volta determinava una sindrome da insufficienza multiorgano. Dopo l’intervento a Morciano la donna fu trasportata all’ospedale “Infermi” di Rimini e ricoverata nel reparto di rianimazione morì la mattinata del 9 novembre.
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