Morti sulla strada senza guard-rail Comune condannato dopo 12 annni

14 Giugno 2019

L’appello ribalta la sentenza di primo grado: «L’ente pubblico deve garantire la sicurezza» Moglie e marito finirono in un burrone dopo un volo di cento metri nel territorio di Torricella

TERAMO. I tempi lunghi della giustizia scandiscono una storia che sa di dolore e rabbia. Perché tre figli hanno dovuto aspettare dodici anni dalla morte di papà e mamma prima che un tribunale, in totale riforma della sentenza di primo grado, stabilisse che una strada senza guard-rail è un pericolo e che l’ente che non provvede va condannato. Così come la Cassazione, anche a sezioni unite, ha sancito più volte: gli enti gestori delle strade sono responsabili della sicurezza di chi le percorre
Il caso è quello dei coniugi Bruno Galassi e Lucia Poeta che nel giugno del 2007 morirono nella loro auto finita in un burrone dopo un volo di cento metri su una strada comunale di Torricella che conduce nella frazione di Corvacchiano.
Quel tratto era senza protezioni nonostante i residenti della zona avessero presentato al Comune una raccolta di firme per denunciarne la pericolosità. In precedenza c’erano già stati altri incidenti e quel 26 giugno del 2007 la Citroen Ax guidata dall’uomo con a bordo la consorte precipitò nel burrone. Le vittime furono trovate dopo due giorni. Nel 2012 la prima sentenza del tribunale civile teramano respinse il ricorso dei familiari contro il Comune di Torricella ritenendo «insussistente la responsabilità del Comune» e presumendo che il conducente della vettura avesse avuto una condotta di guida inadeguata. Questo nonostante gli esami avessero escluso da subito che l’uomo si fosse messo alla guida dopo aver assunto sostanze alcoliche. Anche in presenza di questo dato oggettivo il tribunale adombrò il sospetto «di una condotta volontaria dell’utente».
Ma i familiari, assistiti dall’avvocato Francesca Paola Caporale, non si sono mai arresi nel rispetto della memoria dei congiunti. Dopo sette anni la sentenza emessa dalla Corte d’appello del tribunale dell’Aquila ha ribaltato il pronunciamento di primo grado condannando il Comune al risarcimento dei danni e stabilendo che «la presenza di un guard-rail avrebbe impedito al veicolo di cadere nella ripida scarpata e precipitare, ribaltandosi per circa 100/120 metri, non essendoci ostacoli per frenare il suo moto». Un concorso di colpa, hanno sentenziato i giudici del Comune di Torricella: «per aver colpevolmente omesso l’installazione del guard-rail in quel tratto di strada, barriera di protezione che se apposta avrebbe bloccato il veicolo». I giudici (collegio presieduto da Silvia Rita Fabrizio) a pagina 6 del provvedimento, dopo aver elencato una serie di pronunciamenti della Cassazione, hanno scritto «Da evidenziarsi che la pericolosità del sito in questione era già stata segnalata al Comune di Torricella da alcuni residenti della frazione di Corvacchiano che con una petizione del maggio 2006 chiedevano all’ente di provvedere all’installazione di barriere protettive sulla strada comunale di che trattasi divenuta molto rischiosa a causa dell’abbattimento di alberi prima presenti ai margini della ripida scarpata. La presenza di alberi in occasione di precedenti incidenti aveva impedito ad altri automobilisti di precipitare nel dirupo». Per i magistrati: «L’insidiosità e la minaccia che il tratto di strada creava agli utenti induceva l’amministrazione a provvedere all’installazione di barriere metalliche, così come risulta dalla determina dell’ufficio tecnico comunale del 31 dicembre 2007 e tali circostanze, lette nel loro insieme, palesano appunto un comportamento colposo che non può esonerare l’appellato da responsabilità».
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