Morto a 19 anni, il padre accusa: «Niente sicurezza su quella via»

Dennis D’Antonio era uno chef, l’auto su cui era con il fratello finì contro un albero e in una scarpata: «Un guard rail poteva salvarlo, nessuno si è fermato davanti all’altro mio figlio che chiedeva aiuto»
TERAMO. Ci sono tragedie che non hanno tempo. Un’eternità, un anno, un giorno: il risultato non cambia. Perché non è vero che la morte è sempre uguale: quella dei figli lascia senza fiato, non dà tregua. Restano solo le vite sospese di mamme e papà. Come quella di Daniele D’Antonio: suo figlio Dennis aveva 19 anni quando il 13 novembre dell’anno scorso se n’è andato per sempre nell’auto finita prima contro il tronco di un albero e poi in una piccola scarpata sulla strada provinciale 16 a pochi metri da casa, a Bellante. Con lui in macchina c’era il fratello Andrea che è sopravvissuto.
«Mio figlio non c’è più per un guard-rail mancante», dice papà Daniele, «perché su quella strada non c’è nessuna protezione. È una strada insicura, piena di avvallamenti. Sull’incidente c’è un’inchiesta in corso e confidiamo nella giustizia. Io non voglio accusare nessuno, ma dico solo che bisogna fermarsi e riflettere per cercare di capire in che mondo facciamo vivere i nostri ragazzi. Le strade sono sempre più insicure. Si fanno selfie quando si fa un pezzetto di asfalto e non si fa niente per garantire la sicurezza. Io non voglio puntare il dito contro nessuno, ma vorrei dire che forse con un guard-rail, una protezione in più, mio figlio oggi sarebbe con me».
All’alba di quella giornata lui e il fratello rientravano da una serata trascorsa insieme con amici in un locale della zona. «Lui era al posto di guida, indossava la cintura, non aveva bevuto, era un ragazzo prudente», racconta ancora papà Daniele che mostra la foto di quando teneva in braccio il primogenito appena nato, «pochi metri prima del punto dell’incidente c’è una curva e se la causa fosse stata la velocità allora sicuramente sarebbe andato fuori strada in quel tratto. Invece così non è stato. Io oggi mi chiedo se si può morire a 19 anni per una strada senza sicurezza. Mio figlio era un ragazzo d’oro, lavorava come cuoco in un locale della costa, sognava di fare lo chef. Era pieno di sogni finiti in un attimo». All’alba di quel giorno nella macchina c’era anche il fratello Andrea di 18 anni. Dopo l’incidente è uscito dall’auto, è salito fin sulla strada per chiedere aiuto ma le macchine sono passate e nessuno si è fermato.
«Nessuno si è fermato davanti a un ragazzo insanguinato che chiedeva aiuto», dice Daniele, «è anche su questo dobbiamo riflettere. Che mondo è? Non auguro a nessuno di trovarsi nella condizione in cui ci troviamo io e mia moglie. Cresciamo i nostri figli per girare il mondo e poi non riusciamo a garantire la sicurezza di una strada a pochi metri da casa. È passato un anno da quando il nostro Dennis non c’è più e quella strada, su cui noi transitiamo ogni giorno per tornare a casa, continua a rimanere così come era con gli avvallamenti e senza protezioni».
Lunedì alle 18 a Bellante, nel centro pastorale, la mamma Angela, il papà Daniele, i fratelli Andrea e Kevin lo ricorderanno con una messa.
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