Morto contro la catena, indagati in tre

Nell’inchiesta per omicidio colposo sono iscritti gli eredi del terreno privato su cui è avvenuto l’incidente con la moto
TERAMO. Un atto dovuto in presenza di un accertamento irripetibile come un’autopsia: è il presupposto da cui muove l’iscrizione nel registro degli indagati dei tre eredi proprietari del terreno privato su cui era stata sistemata la catena tra due alberi contro cui è finito Damiano Bufo, il 25enne che domenica pomeriggio è morto in sella alla sua moto da cross, nelle campagne di Bisenti. I primi accertamenti fatti dai carabinieri hanno stabilito che quella catena tesa ad altezza uomo era stata sistemata tempo fa dal vecchio proprietario del terreno, nel frattempo deceduto, molto probabilmente per sostituire una vecchia sbarra che delimitava l’accesso al sentiero che si trova su un’area privata e che porta a una vecchia casa colonica.
Nell’inchiesta per omicidio colposo aperta dal pm Monia Di Marco un punto fermo arriva dai primi risultati dell’autopsia eseguita ieri dall’anatomopatologo Giuseppe Sciarra: l’esame ha accertato che il giovane è morto per traumi irreversibili con frattura delle vertebre cervicali e la recisione di arterie del collo, lesioni midollari e lacerazione della trachea. All’esame medico legale hanno partecipato il consulente nominato dalla famiglia della vittima, l’anatomopatologo Ildo Polidoro, e quello nominato dai tre indagati, l’anatomopatologo Michele Farinacci. I tre indagati sono assistiti dall’avvocato Tommaso Navarra. Damiano Bufo, dipendente di un’azienda, fino a qualche anno fa aveva vissuto con genitori e fratello a Castiglione Messer Raimondo dove la famiglia aveva un’azienda agricola. Successivamente alla vendita dell’azienda la famiglia si è trasferita a Pineto, ma il giovane aveva mantenuto stretti i rapporti con gli amici dei centri della vallata del Fino e appena poteva tornava. Soprattutto per condividere con gli altri la passione per la moto da cross. Così come aveva fatto domenica quando in sella alla sua Honda 450 era arrivato a Bisenti. (d.p.)
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