Morto in ospedale, indagati tre medici

Il caso del 68enne Auricchiella deceduto dopo un esame. Il figlio: «Fatto un primo passo per conoscere la verità»
TERAMO. «Mio papà non c’è più e quindi in niente può esserci soddisfazione. Ma oggi, finalmente, c’è un punto fermo da cui partire per avere delle risposte»: le parole si muovono tra le ferite perché nulla sarà più come prima. Francesco Auricchiella, noto chef teramano, è l’unico figlio di Carlo, 68 anni, conosciuto amministratore di condominio, deceduto a maggio del 2022 all’ospedale di Teramo a causa di un attacco cardiocircolatorio insorto dopo aver fatto l’esame della colonscopia.
Dopo varie consulenze mediche (quella disposta dall’autorità giudiziaria e quella presentata dagli stessi familiari), la Procura (pm titolare del fascicolo Silvia Scamurra) ha chiuso l’inchiesta con tre medici indagati per omicidio colposo: uno dei nomi iscritti inizialmente è stato stralciato e al suo posto ne è entrato un altro. Depositato il provvedimento, gli indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie o chiedere di essere interrogati.
Ma le inchieste scandiscono tragedie che con il tempo possono solo diventare più dolorose. Soprattutto perché i tempi dei fascicoli giudiziari non sono mai quelli della vita reale. E le storie che si portano dietro sono lì a raccontarlo. Come questa. «Mia mamma», continua Auricchiella, «è venuta a mancare l’anno scorso e fino all’ultimo ha chiesto che fosse fatta chiarezza, che ci dicessero perché il mio papà non c’è più. Io mi auguro tanto che la giustizia possa darci risposte, ma oggi c’è tanta amarezza anche perché mia mamma in questo momento non c’è più e lei fino all’ultimo momento della sua vita ha chiesto risposte». Un dolore straziato e riservato, nessuna invettiva, il più totale rispetto per il lavoro di chi indaga, ma anche la necessità di poter avere delle risposte. «Mio padre era una persona che faceva molti controlli medici», aggiunge Francesco, «conosceva il valore della prevenzione e quindi si controllava. Poi soffriva di diverticoli e quindi faceva spesso l’esame della colonscopia. L’aveva già fatta tante altre volte. Sappiamo solo che quella mattina è uscito di casa e non è più tornato».
L’inchiesta, aperta dalla Procura dopo l’esposto presentato dai familiari, ha visto come primo atto l’acquisizione delle cartelle cliniche e l’autopsia. Esame fondamentale per capire se ci sia stato un collegamento di causa effetto tra l’esame e il successivo attacco cardiocircolatorio o sei i due eventi siano collegati. «Il nostro consulente ci ha detto che l’attacco non è dipeso dal pacemaker che mio padre aveva», conclude Auricchiella, «oggi chiediamo risposte e giustizia».
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