Morto in ospedale, l’autopsia: un’infezione

Esame sul 66enne deceduto dopo essere stato sottoposto ad alcuni interventi, 12 i medici indagati
TERAMO. L’autopsia mette un primo punto fermo sulla morte del 66 Fernando D’Ostilio, l’ex dipendente della Team deceduto in ospedale dopo essere stato sottoposto ad alcune operazioni e per cui è stata aperta un’inchiesta con 12 medici indagati.
L’autopsia, eseguita ieri dal medico legale Cristian D’Ovidio su delega dell’autorità giudiziaria, ha stabilito che l’uomo è deceduto per una insofferenza multiorgano da schock settico, ovvero una infezione. L’inchiesta è stata aperta dalla Procura (pm titolare Monia Di Marco) dopo la denuncia dei familiari che chiedono chiarezza sulla morte del congiunto entrato in ospedale per una patologia al rene, successivamente sottoposto ad alcuni interventi chirurgici e poi ricoverato in rianimazione. Obiettivo dell’inchiesta è accertare se ci sia stata o meno una presunta colpa medica e soprattutto, laddove fosse evidenziata, se ci sia stata una relazione di causa- effetto così come stabilito ormai da tempo da svariati pronunciamenti dalla Cassazione. Oltre al medico legale D’Ovidio, la Procura ha nominato come proprio consulente anche l’urologo Luigi Schips. La consulenza dell’autopsia sarà depositata entro 90 giorni. Gli avvisi di garanzia, in presenza di un accertamento irripetibile come appunto un’autopsia, rappresentano un atto dovuto proprio per consentire a tutti di nominare dei propri consulenti per partecipare all’esame autoptico.
Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Augusto La Morgia, Adriana Di Felice, Fabrizio Silvani, Antonio Lessiani, Ganfranco Iadecola, Tommaso Navarra, Gaetano Biocca, Giuseppe Di Domenico, Enrico Della Cagna e Alessandro Recchiuti.
I familiari di D’Ostilio sono rappresentati dall’avvocato Paola De Federicis.(d.p.)
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