Morì disidratato in ospedale Il giudice convoca i rianimatori

10 Dicembre 2015

Roseto, nuova udienza per il caso di Giuseppe Piccioni: il magistrato ha deciso di sentirli dopo le audizioni dei quattro medici imputati. La direttrice sanitaria Mattucci in aula come teste

ROSETO. Il giudice cita in aula i due medici rianimatori che seguirono Giuseppe Piccioni, il 27enne rosetano morto per disidratazione all'ospedale di Atri il 13 agosto del 2010 dopo un ricovero di 31 giorni iniziato con un'appendicectomia. Lo fa con un’ordinanza che arriva al termine della nuova udienza sulla morte del giovane.

A processo davanti al monocratico Franco Tetto ci sono quattro medici del San Liberatore accusati di omicidio colposo: il primario del reparto di chirurgia dell'ospedale di Atri Osvaldo De Berardinis, i chirurghi Alfredo Torretta e Alfonso Prosperi e il nefrologo Maurizio Tancredi, che in quei 31 giorni a vario titolo si occuparono di Piccioni e che ieri hanno scelto di farsi sentire in aula e di rispondere alle domande dei legali. Ripercorrendo quei momenti e le terapie seguite.E dopo averli ascolati il giudice ha scelto di sentire anche i rianimatori. Ieri in aula è stata sentita come teste il direttore sanitario dell’Asl Maria Mattucci, all’epoca dei fatti direttore di presidio all’ospedale di Atri. Il caso di Piccioni inizia la notte dell'11 luglio del 2010, quando il giovane accusa fortissimi dolori all'addome. La mattina successiva si fa accompagnare da un familiare al pronto soccorso dell'ospedale di Atri, ma da quel momento per lui inizia un calvario che si conclude un mese dopo con la morte.In ospedale viene sottoposto ad un'appendicectomia, ma in poco tempo le sue condizioni peggiorano. Fino ad arrivare al coma. Il giovane muore il 13 agosto. Dopo l’esposto dei familiari scatta l’inchiesta della procura: il pm Irene Scordamaglia dispone una consulenza medica che esclude da subito una contaminazione da anisakis (parassita che si trova nelle alici crude), come era stato ipotizzato in un primo momento. Al contrario, secondo i consulenti della pubblica accusa, la morte sarebbe stata causata da una forte disidratazione. Accusa che dovrà essere provata nel corso del processo durante il quale sono già stati sentiti decine di testi e i consulenti medici di parte civile e difesa . I familiari del ragazzo, assistiti dall’avvocato Claudio Iaconi e dall’avvocato Barbara Castiglione, si sono costituiti parte civile. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Tommaso Navarra, Giovanni Gebbia, Maurizio Dionisio e Gianfranco Jadecola.

Si torna in aula il 17 febbraio con l’audizione dei due medici rianimatori e con gli ultimi testi citati dai difensori dei quattro medici imputati per omicidio colposo. E’ ipotizzabile che al termine dell’udienza di febbraio il giudice fissi la data per la discussione, anche se prima di discutere potrebbe decidere di disporre una propria perizia medica.(d.p.)

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