Morì nei vasconi, la famiglia fa appello

29 Novembre 2014

I Di Patrizio chiedono circa un milione di risarcimento all’ex dirigente del Consorzio industriale

TERAMO. La sete di giustizia della famiglia di Lorenzo Di Patrizio non è stata spenta da cinque anni di delusioni e sconfitte. I genitori e i fratelli del ragazzo teramano di 14 anni (nella foto) annegato nei vasconi del Consorzio per lo sviluppo industriale nel luglio del 2009 hanno presentato appello contro la sentenza che nel giugno scorso ha mandato assolto dall’accusa di omicidio colposo, per non aver commesso il fatto, Massimiliano Gramenzi, all’epoca della tragedia coordinatore del settore tecnico del Consorzio.

Si tratta di un appello della parte civile, come tale valido solo agli effetti civili. Sia la Procura di Teramo (che aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato) che quella generale presso la Corte d’appello non hanno inteso impugnare la sentenza di primo grado, per cui agli effetti penali si può già affermare che Gramenzi esce indenne dalla vicenda. Come del resto è uscito indenne l’ex direttore del Consorzio Roberto Paternicò, processato da un altro giudice prima di Gramenzi e assolto anche lui. La famiglia, però, è convinta che un colpevole per la morte di Lorenzo ci sia. E che sia Gramenzi, in quanto responsabile dell’omessa manutenzione del sito dove avvenne la tragedia. Ai vasconi si poteva accedere facilmente attraverso un varco nella recinzione (esistente da anni) e infatti Lorenzo con i suoi amici vi entrò senza problemi quel tragico pomeriggio d’estate. Nell’atto di appello l’avvocato dei Di Patrizio, Nicola Rago, sottolinea come fosse emerso in modo certo nel processo a Paternicò che Gramenzi, all’epoca, fosse responsabile della manutenzione degli immobili del Consorzio. Per questo il giudice Carlo Saverio Ferraro aveva assolto il direttore del Consorzio e per questo il gip Giovanni Cirillo aveva disposto per Gramenzi l’imputazione coatta. La sentenza di Ferraro, nel giudizio contro Gramenzi, è stata però ignorata dal giudice Flavio Conciatori, il quale afferma in sintesi che all’imputato non era stato attribuito specificamente dal Consorzio il compito di disporre ed effettuare le manutenzioni. I Di Patrizio non ci stanno, non mollano e chiedono ai giudici d’appello di condannare Gramenzi al risarcimento del danno, quantificato nel complesso in circa un milione.(d.v.)

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