Morì nel rogo della sua casa Nessuna responsabilità del figlio

8 Aprile 2021

Il giudice archivia il caso di Civitella: solo una tragica fatalità, l’uomo asfissiato dal fumo dell’incendio L’operaio era deciso a bruciare i familiari e il ragazzo di 19 anni aveva reagito per impedirglielo

TERAMO. Una tragica fatalità senza nessun colpevole. Di quelle scandite dalla cronaca (prima) e dai fascicoli giudiziari (dopo). Ed è un’archiviazione che nasce dalla certezza granitica dei risultati dell’autopsia quella che il gip Lorenzo Prudenzano, accogliendo la richiesta del pm Francesca Zani, ha firmato per il figlio 19enne di Dritan Cobo, il 47enne albanese che a giugno scorso è morto dopo aver cercato di bruciare moglie e quattro figli in un casolare di contrada Lucignano, a Civitella del Tronto. L’autopsia (eseguita dal medico legale Cristian D’Ovidio) ha stabilito che l’uomo è deceduto per asfissia acuta da inalazione da fumi e ha escluso che la morte possa essere stata una conseguenza della colluttazione avuta con il figlio nel disperato tentativo di quest’ultimo di far spostare il padre dalla porta di casa che lo stesso aveva sbarrato per evitare la fuga dei familiari dalle fiamme. Il giovane, nell’immediatezza dei fatti e come atto dovuto in presenza di un accertamento irripetibile con l’autopsia, era stato indagato per incendio e morte come conseguenza di altro reato.
Il ragazzo, assistito dall’avvocato Nello Di Sabatino, ha sempre sostenuto di essere intervenuto nel tentativo di spostare il padre dalla porta di casa e poi di averlo portato fuori dall’abitazione. Dalle testimonianze raccolte è emersa la figura di una sorta di padre padrone che maltrattava continuamente moglie e figli e che, già in altre occasione, avrebbe minacciato di sterminare la famiglia. Le scenate nel vecchio casolare di Lucignano, tra Civitella e Campli, erano continue e sembra che già in passato il 47enne albanese, operaio ed allevatore, avesse minacciato di bruciare la moglie e i quattro figli di 20, 19, 17 e 6 anni. Fino al gesto di quella drammatica sera di giugno quando è rientrato a casa e ha cosparso di benzina pareti e divano. A svegliarsi per primo è stato il 19enne che ha raccontato di aver sentito la macchina del padre arrivare sotto casa, sbattere la porta e poi un forte odore di benzina. A questo punto si è alzato ed è entrato nella cucina dove ha visto l’uomo armeggiare con una tanica di benzina, che aveva già buttato su un divano e alcune pareti, e con un accendino. Ha detto di aver cominciato a vedere le fiamme dal divano e quindi di aver urlato per svegliare gli altri nel tentativo di farli uscire. Il padre urlando contro tutti avrebbe cercato di sbarrare la porta d’ingresso dell’abitazione per impedire la fuga. A quel punto il figlio avrebbe cercato di allontanarlo dalla porta d’ingresso, mettendogli le mani al collo e spintonandolo. Il padre sarebbe caduto a terra e il 19enne, dopo aver aiutato gli altri a uscire, è rientrato nell’abitazione ormai piena di fumo e ha trascinato fuori il genitore.
©RIPRODUZIONE RISERVATA