Multe scontate, parte il processo a 16 vigili

9 Maggio 2014

Roseto, c’è anche l’ex capo Cava. La difesa cita 116 testi e il Comune non si costituisce parte civile

ROSETO. Per un’inchiesta che nasce sulle multe, un’altra si definisce in un’aula di tribunale. Si è aperto ieri il processo a carico di sedici vigili urbani di Roseto imputati, a vario titolo, di abuso d’ufficio, truffa e falso in atto pubblico per le presunte multe con lo sconto. In apertura di dibattimento il Comune di Roseto non si è costituito parte civile, mentre la difesa ha presentato una lista di 116 testi. Tra i vigili urbani imputati c’è anche l’ex comandante Tarcisio Cava, da poco indagato per abuso e falso nell’ambito dell’inchiesta aperta dal pm Davide Rosati dopo l’esposto presentato sulle oltre mille multe che sarebbero state comminate dallo stesso Cava in due mesi.

Il processo iniziato ieri nasce dall’inchiesta del pm Laura Colica che nel 2012 mise a rumore Roseto: in 159, tra vigili urbani e automobilisti, vennero iscritti nel registro degli indagati per presunti sconti che, secondo l’accusa, sarebbero stati applicati su decine di multe senza una reale motivazione. Il voluminoso fascicolo, nato con una denuncia presentata dall’allora comandante della polizia municipale Emiliano Laraia, dopo un lungo periodo di indagini si è diviso in due stralci: uno per cui il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per i vigili e l’altro riguardante i 142 automobilisti la cui posizione è stata archiviata. I vigili coinvolti inizialmente erano 17 ma uno di loro ha scelto di patteggiare: si tratta di Giovanni Zarabla, appuntato scelto, che ha patteggiato un anno e due mesi. Ieri il processo si è aperto, oltre che per Cava, per Gabriele Lamolinara, Domenico Paris(nel frattempo andato in pensione), Dante Di Giacinto (anche lui ora in pensione), Mario Macieri, Mauro Della Loggia, Berardo D’Emilio, Concetto Frattari, Nino Mantovani, Giuseppe Giorgini,Tiziana Gimminiani,Edoardo Felicioni, Corrado Di Marco, Paolo D’Andrea,Ivan Di Sante, Anna Vaccari. La maggior parte degli imputati è difesa dall’avvocato Lino Nisii, gli altri dall’avvocato Giovanni Gebbia e Giovanni Melchiorre. I fatti contestati risalgono al 2007 e al 2008.

L’accusa, tutta da provare nel corso del dibattimento, sostiene che gli agenti avrebbero violato la legge abusando delle proprie funzioni «formando false quietanze di pagamento», si legge tra i capi d’imputazione, «per contravvenzioni e sanzioni diverse e inferiori rispetto a quelle indicate nei verbali di accertamento, alterando il preavviso di accertamento e applicando a favore dei contravventori sanzioni diverse da quelle di legge, procurando loro intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nel pagare sanzioni inferiori al dovuto». Un esempio: una multa di 74 euro per sosta vietata in prossimità di un incrocio, veniva “declassata”, arbitrariamente secondo l’accusa, a contravvenzione «per aver omesso di collocare il veicolo in sosta in maniera di non arrecare intralcio alla circolazione».(d.p.)

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