Multopoli, l’ex comandante Cava condannato dalla Corte dei Conti

16 Luglio 2019

Roseto, i giudici contabili hanno riconosciuto un danno erariale per il Comune di oltre 74mila euro Sotto accusa gli oltre mille verbali elevati tra ottobre e dicembre 2013 e annullati dal giudice di pace

ROSETO. Nel processo penale che lo vedeva imputato per la cosiddetta Multopoli era stato assolto. Ma adesso, per quella stessa vicenda, l’ex comandante dei vigili urbani di Roseto Tarcisio Cava è stato condannato per danno erariale dalla Corte dei Conti e dovrà versare in favore del Comune di Roseto una somma di 74.741,44 euro.
La vicenda che ha visto Cava finire davanti ai giudici contabili è quella relativa all’emissione, da parte del comandante, di ben 1.262 verbali tra ottobre e dicembre 2013 per violazioni al codice della strada. Verbali che nella stragrande maggioranza dei casi erano stati successivamente annullati dal giudice di pace su ricorso degli automobilisti e per i quali Cava era finito a processo, davanti al tribunale di Teramo, con l’accusa di falsità ideologica. La Procura gli aveva infatti contestato di aver attestato falsamente l’impossibilità di procedere alla contestazione immediata dell’infrazione. Accusa dalla quale era stato però assolto. Contestualmente, però, anche la giustizia contabile aveva aperto un procedimento a suo carico. Per la procura della Corte dei conti Cava, come sancito nei contenziosi con gli automobilisti multati, aveva agito, come scritto nell’atto di citazione, «in modo illegittimo», tenendo «un condotta certamente antidoverosa - poichè gli erano certamente conosciuti, per la funzione esercitata, le modalità ed i limiti entro i quali egli poteva procedere all’accertamento delle violazioni - e affetta da colpa grave, in ragione dell’assoluta omissione di alcuna cautela che la conoscenza di modalità e limiti del potere accertativo dovevano incutergli». Da qui il danno erariale nei confronti del Comune per le spese che aveva dovuto affrontare per i ricorsi, in cui era risultato soccombente. Contestazioni quelle della procura contabile confermate dalla sentenza dei giudici della Corte dei Conti. «Con riferimento in primis all’elemento oggettivo del danno pubblico, la sua effettiva sussistenza nel caso di specie emerge per tabulas dagli atti e dai documenti di causa» scrivono i giudici nella sentenza, quantificando il danno in 74.741,44 euro (tra il debito fuori bilancio del Comune, le minori entrate per l’ente locale quantificate in 5mila euro e l’ulteriore «nocumento relativo alla gestione amministrativa e giudiziale del vastissimo contenzioso», stimato in 1.400 euro). «Si ravvisa parimenti la sussistenza dell’elemento soggettivo», si legge ancora nella sentenza, «il convenuto assumeva un comportamento antidoveroso, improntato altresì ad oggettivo e palese disinteresse verso i prevedibili (ed evitabili) effetti negativi per il Comune».(a.m.)
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