Muore a 29 anni durante l’intervento

Giuseppe Lupi si stava sottoponendo a un’operazione a Le Torrette di Ancona. Inchieste di Procura e Asl
ANCARANO. I suoi 29 anni sono finiti per sempre in una sala operatoria, durante un intervento programmato al cuore. Gli obbligati passaggi di un’inchiesta giudiziaria stabiliranno se ci siano state eventuali responsabilità, ma ora c’è spazio solo per dolore e rabbia. Perché Giuseppe Lupi mordeva la vita come solo i giovani della sua età sanno fare: la laurea in scienze politiche internazionale e delle amministrazioni, la passione per il cinema e i libri, il lavoro in uno studio medico dell’Ascolano, l’attaccamento alla famiglia, un futuro con la sua fidanzata, la condivisione della vita di paese con l’impegno nella società di calcio a 5 Real Ancaria e «in tutte le manifestazioni che si facevano» ricorda commosso il sindaco di Ancarano Pietrangelo Panichi.
Soffriva di una patologia cardiaca e per questo da tempo era in cura all’ospedale Le Torrette di Ancona. E proprio nell’ospedale della città marchigiana qualche giorno fa è entrato in sala operatoria per essere sottoposto a un intervento di cardiochirurgia programmato da tempo. Nel corso dell’operazione, però, qualcosa non è andato come avrebbe dovuto e per il giovane non c’è stato nulla dare. Due le indagini aperte: quella interna della Asl di Ancona e quella aperta dalla Procura dopo che i familiari hanno presentato un esposto. La stessa autorità giudiziaria ha disposto l’autopsia che è stata eseguita nella giornata di sabato e ha delegato la squadra mobile ai primi accertamenti. È stata sequestrata la cartella clinica e sono state raccolte le prime testimonianze. Dopo i risultati dell’autopsia (tra sessanta giorni la consegna al magistrato titolare del fascicolo), non è escluso che la stessa autorità giudiziaria possa disporre ulteriori accertamenti disponendo una consulenza medica specifica. Tutto con l’obiettivo di fare chiarezza sulla dinamica dei fatti e di accertare eventuali responsabilità e negligenze.
Ma ora a scandire la tragedia c’è solo la sofferenza dei familiari che invano hanno atteso di vederlo uscire dalla sala operatoria, degli amici della società di calcio che hanno scritto «Se è vero che la vita è un viaggio, incontrarti e vivere lo sport insieme è stato un onore», dei colleghi di lavoro dello studio medico di Maltignano in cui si occupava della gestione organizzativa e contabile, del mondo universitario a cominciare dalla storica radio dell’ateneo Radio Frequenza con cui aveva collaborato da studente facendo un programma sul cinema chiamato “BlockBuster” Nella parole di Sergio Pipitone, assistente ai programmi della radio universitaria, il ricordo sentito e addolorato «di un ragazzo dinamico, sempre con il sorriso, appassionato di cinema e libri, con una grande umanità di fondo».
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