Muore a 31 anni schiacciato da un rullo

2 Dicembre 2017

L’operaio stava facendo manutenzione nell’azienda Simplast. Sequestrato il macchinario, il pm dispone l’autopsia

CIVITELLA DEL TRONTO. Un altro giovane lavoratore che se ne va, un’altra morte bianca su cui dovrà fare chiarezza la Procura della Repubblica di Teramo. Stefano Chiodi aveva 31 anni ed era di Civitella del Tronto. È morto ieri mattina, poco dopo le sette, mentre era a lavorare alla Simplast di Santa Reparata di Civitella per conto di una ditta, la Emmeg, che fa manutenzione ai macchinari. Una morte orrenda, improvvisa, che non gli ha lasciato scampo. La sua testa è finita schiacciata dal rullo grafico. Nessuno lo ha potuto aiutare. Il decesso è stato praticamente istantaneo a causa dell’emorragia prodotta dallo schiacciamento. Quando sul posto, in codice rosso, è arrivata l’ambulanza del 118 partita dal pronto soccorso dell’ospedale Val Vibrata di Sant’Omero, per Stefano non c’era già più nulla da fare. Il corpo è stato estratto con l’ausilio dei vigili del fuoco.
Nel frattempo, sempre alla Simplast, si sono recati i carabinieri della stazione di Civitella del Tronto che hanno disposto, in via preventiva, il sequestro del macchinario informando dell’accaduto il pubblico ministero di turno. Il corpo di Stefano, trasferito a Teramo, è a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il pm Laura Colica oggi conferirà l’incarico per l’autopsia al medico legale Gina Quaglione. I carabinieri stanno raccogliendo le testimonianze di chi si trovava in azienda e che ha dato l’allarme ai soccorsi. Del caso sono stati investiti anche l’ispettorato del lavoro e la Asl di Teramo.
La notizia è piombata come un macigno sulla già martoriata e provata collettività di Civitella del Tronto. Il sindaco, Cristina Di Pietro, è scossa e, non appena verrà concesso nulla osta alla sepoltura, conta di indire (se la legge lo permetterà), il lutto cittadino nel giorno dei funerali. «Io, l’amministrazione e la comunità ci stringiamo intorno alla famiglia di Stefano Chiodi», dichiara il primo cittadino. «È una tragedia che avremmo volentieri evitato di ricordare, un dolore che avremmo voluto non vivessero i genitori e quanti erano legati al nostro concittadino. È assurdo pensare che si possa morire per il lavoro quando ce l’hai. In questa circostanza ci sentiamo solo di stringerci intorno alla stimata famiglia di Stefano». Anche il vice sindaco, Mario Tulini, è affranto. La morte di Stefano gli evoca il triste ricordo del lutto che lo ha colpito nel 2011: quello della figlia Gessica, deceduta in un incidente stradale. «Una gran brava famiglia», dice Tulini, «un ragazzo in gamba. Il papà Florindo aveva anche arbitrato l’incontro di calcio intitolato alla memoria di mia figlia. Concittadini che si erano stretti al mio dolore. Oggi io mi stringo al loro».
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