Muore a 32 anni, sospetta meningite

Luigi Di Egidio con una febbre altissima è andato in arresto cardiaco, inutili i tentativi del 118 di rianimarlo. Oggi l’autopsia
ATRI. All’inizio sembrava una febbre banale. Ma non era una semplice influenza: nessun farmaco ce l’ha fatta ad abbassarla e la temperatura è salita fino a 41 gradi. Troppo, anche per un fisico possente come quello di Luigi D’Egidio. L’idraulico 32enne di Casoli di Atri è andato in arresto cardiaco. E non c’è stato più niente da fare.
I familiari quando hanno visto le condizioni del giovane aggravarsi hanno chiamato il 118. L’ambulanza è arrivata a sirene spiegate intorno alle 2,30 della notte fra sabato e domenica nella frazione di Atri. I soccorritori sono arrivati in via Del Passatore dove D’Egidio abita con la famiglia. Il giovane era a letto e quando sono entrati in camera i soccorritori l’hanno trovato già in arresto cardiaco. Hanno tentato di rianimarlo per 40 minuti. Ma è tutto inutile, il giovane idraulico è morto.
Una febbre tanto alta e così resistente ai farmaci ha fatto subito pensare a una malattia infettiva. Tanto che il corpo di D’Egidio è stato portato all’obitorio dell’ospedale di Atri e sono stati subito informati i vertici della Asl. E la procura: il pm di turno, Davide Rosati, ha aperto un fascicolo e disposto l’autopsia. Intanto i familiari più stretti sono stati sottoposti, in via precauzionale, a una profilassi. Il giovane aveva una fidanzata e viveva con la madre – il padre è morto da tempo – e due sorelle, Katia e Luciana, quest’ultima titolare della pasticceria “Dolci momenti” a Santa Margherita. Non c’è niente di certo, e solo i risultati dell’autopsia chiariranno il quadro clinico, ma il timore è che si tratti di meningite fulminante.
Di Egidio era un ragazzo riservato e aveva l’hobby della pesca sportiva. Chi lo conosceva dice: «Usciva solo per andare a lavoro la mattina presto per tornare a sera inoltrata. Era un gran lavoratore aveva deciso di fare l’idraulico già da anni, dopo aver lasciato gli studi». L’assessore al turismo Domenico Felicione lo conosceva bene: «Era un ragazzo serio e introverso, un gran lavoratore. È una grande tragedia per la famiglia».
( ha collaborato
Domenico Forcella)
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