Muore durante un’operazione al naso

4 Ottobre 2014

Giovane di 26 anni va in arresto cardiaco sotto i ferri, inutile ogni tentativo di rianimarlo. Scatta subito l’inchiesta Asl

TERAMO. È andato in arresto cardiaco durante una banale operazione chirurgica al naso e, nonostante i disperati tentativi di rianimarlo, non si è mai ripreso. È morto così, intorno alle 20 di ieri sera, un giovane di 26 anni, di nazionalità indiana, che si era ricoverato nel reparto di otorinolaringoiatria del “Mazzini” per risolvere attraverso l’intervento un problema di sinusite cronica legato a una deviazione del setto nasale.

Quello che per l’équipe di otorino era un intervento di routine (“raddrizzare”, per l’appunto, il setto nasale deviato) si è trasformato in un dramma intorno alle 19.15, quando in sala operatoria, di colpo, il giovane – che da quanto risulta era stato sottoposto ad anestesia totale – ha avuto un arresto cardiaco. Immediato l’arrivo, dal reparto di anestesia e rianimazione, del personale specializzato in interventi salvavita. Sono state utilizzate tutte le tecniche possibili ma il paziente non ha recuperato le funzioni vitali e dopo circa un’ora di infruttuosi tentativi non si è potuto far altro che dichiararlo morto.

Nel momento in cui andiamo in stampa non risulta che i familiari del giovane indiano, comprensibilmente sconvolti dalla notizia ricevuta dai medici, abbiano fatto o semplicemente annunciato una denuncia per far accertare dalla magistratura se vi siano responsabilità penali nella morte del proprio congiunto. Di sicuro al momento si può affermare che scatterà in modo automatico un’inchiesta interna dell’azienda sanitaria locale, com’è prassi quando un paziente muore in una struttura Asl. A prescindere dunque dall’intervento della Procura della Repubblica, sul corpo del giovane verrà eseguita l’autopsia e tutti i medici intervenuti sul deceduto, prima e dopo il momento dell’arresto cardiaco, saranno chiamati a rapporto per illustrare il proprio operato.

In questo momento, e con pochissime notizie a disposizione, è impossibile andare oltre delle vaghe ipotesi sulle cause della tragedia e ci si possono solo porre delle domande. Le complicanze che hanno ucciso il giovane indiano sono state dovute all’anestesia? O invece a problemi di salute dello stesso paziente, magari sconosciuti finora, per cui il suo cuore non ha retto allo shock – inevitabile – che qualsiasi intervento chirurgico provoca nel corpo umano? C’è stato o non c’è stato l’errore di uno o più dei medici e degli infermieri che lo avevano in cura? Già l’esito dell’autopsia potrebbe dare una risposta a queste domande, ma bisognerà aspettare. Restano il dramma di una famiglia distrutta e di operatori sanitari che si sono visti morire tra le mani un ragazzo.

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