Muore Iacovoni ex primario di cardiologia

17 Settembre 2014

TERAMO. Si è spento ieri pomeriggio alle 15 nel reparto di medicina interna dell’ospedale Mazzini il cardiologo Fabrizio Iacovoni, ex primario per dieci anni del reparto di Cardiologia e noto e...

TERAMO. Si è spento ieri pomeriggio alle 15 nel reparto di medicina interna dell’ospedale Mazzini il cardiologo Fabrizio Iacovoni, ex primario per dieci anni del reparto di Cardiologia e noto e stimato medico teramano.

Iacovoni, 78 anni compiuti a luglio, originario di Forca di Valle a Isola del Gran Sasso, era da tempo malato, intorno a lui si sono stretti gli amici medici per tutto il periodo. È il direttore del dipartimento di discipline mediche e primario di medicina interna (dove è stato tenuto in cura negli ultimi tempi), Dario Di Michele, a ricordarlo: «Lo piango non solo perché è un paziente che se ne va», dice, «ma soprattutto come caro collega e amico».

Iacovoni ha retto il reparto di cardiologia nella sua fase forse più delicata, in cui anche grazie alla sua opera è cresciuto da un punto di vista delle competenze, della dotazione tecnologia, delle tecniche mediche, fino a diventare un’eccellenza della sanità pubblica teramana e abruzzese, e capace di attirare pazienti anche da fuori regione.

Iacovone è andato in pensione nel 2001 ma non aveva mai smesso di essere un punto di riferimento per tanti pazienti o semplici cittadini che a lui si rivolgevano per un consiglio. Tante le persone – amici e colleghi soprattutto – che ieri lo hanno voluto salutare nella camera ardente dell’obitorio ospedaliero (resterà aperta fino a questa mattina). L’addio al noto cardiologo sarà dato oggi alle 15,30 nella chiesa Cuore immacolato di Maria in piazza Garibaldi. Saranno in tanti a stringersi intorno alla moglie Michelina Possenti e ai figli Attilio, anche lui cardiologo a Bergamo, e Federico, economista a Milano. «Fabrizio è stato precursore di attività cardiologiche di grande riferimento scientifico», racconta ancora il primario Di Michele, «instradando a questa professione decine di medici. La sua opera continuerà grazie a loro». (m.g.)

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