Muore in ospedale, indagati 31 medici

Il caso di un 60enne teramano operato al cuore e deceduto dopo un periodo di riabilitazione. Martedì l’autopsia
TERAMO. E’ nel numero degli indagati, in questa fase un atto dovuto in vista di un accertamento irripetibile come l’autopsia, la dimensione dell’inchiesta aperta dalla procura teramana sulla morte di un sessantenne teramano deceduto lunedì nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Atri. Sono 31, infatti, i medici iscritti nel fascicolo aperto dal pm Silvia Scamurra per omicidio colposo.
L’inchiesta è scattata dopo la denuncia dei familiari del 60enne teramano Mario Galizia ricoverato a marzo nell’Utic, l’unità terapia intensiva coronarica del Mazzini, operato, trasferito prima nel reparto di rianimazione cardiochirurgica sempre del Mazzini, successivamente nel centro di riabilitazione Sant’Agnese di Pineto per la riabilitazione e lunedì scorso morto nel reparto di rianimazione del San Liberatore di Atri.
I medici indagati sono tutti coloro che in questi mesi hanno seguito il paziente e, in questa prima fase dell’inchiesta, l’iscrizione è un atto dovuto proprio per consentire a tutti di nominare un proprio consulente per partecipare all’autopsia disposta dal pm e affidata all’anatomopatologo Antonio Tombolini (l’esame è fissato per martedì). E sarà proprio l’esito di questo accertamento a stabilire se ci siano state responsabilità mediche nella morte dell’uomo.
I familiari, assistiti dall’avvocato Antonella Galizia, lunedì hanno presentato una denuncia al commissariato di Atri proprio per chiedere chiarezza. La vicenda inizia il 7 marzo quando il 60enne viene ricoverato nel reparto Utic con una prognosi di ingresso di insufficienza cardiorespiratoria. «Dopo una settimana», scrivono i familiari nell’esposto, «viene trasferito nel reparto di rianimazione cardiochirurgica e il 16 marzo viene operato per sostituzione della valvola mitrale ed aortica». L’uomo resta nel reparto di rianimazione cardiochirurgica fino all’8 aprile e i familiari hanno parole di ringraziamento per i medici di quel reparto in cui l’uomo, dopo l’intervento, mostra notevole segni di miglioramento al punto che viene trasferito nel reparto operativo di cardiochirurgia. Il 13 aprile, proprio in considerazione della fase di recupero delle sue condizioni, il paziente viene trasferito nel centro Sant’Agnese di Pineto per un periodo di riabilitazione. Il 12 maggio le condizioni dell’uomo si aggravano e il 16 viene trasferito nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Atri. Dove lunedì muore.(d.p.)
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