Muore in sala operatoria a 43 anni Chiesto il processo per 10 medici

Il giudice respinge la richiesta di archiviazione della Procura e accoglie l’opposizione del marito La vittima Nadia De Prophetis deceduta durante un’operazione chirurgica allo stomaco
TERAMO. Una giovane donna che muore in sala operatoria, il dolore straziante e dignitoso di un marito e di una famiglia che cercano un perché e un’inchiesta giudiziaria aperta per fare chiarezza. Fino a una richiesta di archiviazione respinta dal giudice Marco Procaccini che ha accolto l’opposizione del marito della vittima (assistito dall’avvocato Wania Della Vigna) e rimandato gli atti al pm che ha chiesto il processo per dieci tra medici e infermieri.
Ovvero tutte le figure che nei giorni compresi tra il 9 gennaio e il 7 febbraio del 2019, tra gli ospedali di Atri e Teramo, si sono occupati del caso di Nadia De Prophetis, 43 anni, morta al Mazzini durante un intervento chirurgico. L’ipotesi contestata dal pm Davide Rosati è quella di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario (l’articolo 590 sexies del codice penale) perché, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, «con condotte indipendenti tra loro, ognuno per la sua specifica qualifica, cagionavano per colpa commessa nell’esercizio della professione sanitaria la morte di Nadia De Prophetis, causata nell’attività di dilatazione pneumatica stenosi pilorica che veniva praticata il 9 gennaio 2019, nonché a causa della erronea dimissione dall’ospedale di Atri il 15 gennaio 2019 e della tardiva operazione chirurgica in data 7 febbraio 2019».
La donna, sposata con l’appuntato dei carabinieri Giuliano Domenicone, per anni aveva lavorato alla Lazzaroni di Isola prima di trasferirsi in Val d’Aosta per seguire il marito nel suo servizio. Innamorata della vita, chi la conosceva la ricorda sempre pronta ad aiutare gli altri. Alla 43enne, originaria di Befaro di Castelli ma residente ad Arsita dopo il rientro dalla Val d’Aosta, da tempo era stata diagnosticata una stenosi del piloro, cioè un restringimento della valvola posta fra lo stomaco e il duodeno. Una patologia che era stata trattata in endoscopia all’ospedale di Atri con la classica tecnica dei palloncini che dilatano la valvola. Ma successivamente il quadro clinico si era complicato per una fissurazione del piloro, per cui sempre ad Atri la paziente era stata operata per “ricucire” il tessuto danneggiato. Ma l’operazione non era stata risolutiva e per questo la donna si era rivolta all’ospedale di Teramo. La mattina del 7 febbraio del 2019 la 43enne era stata nuovamente operata. La situazione, nel corso dell’intervento chirurgico, era diventata critica quando era iniziato un sanguinamento diffuso con la morte sopraggiunta in poco tempo. All’epoca la Asl dispose un’autopsia amministrativa e l’inchiesta della Procura scattò dopo la denuncia del marito. L’udienza preliminare è fissata per il 14 settembre: in quella data il gup dovrà decidere se mandare a processo o disporre il non luogo a procedere per i dieci indagati.
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