Muore nell’incendio del suo campo di grano

4 Agosto 2017

Elvezia Marcozzi di 78 anni aveva acceso il fuoco per bruciare le stoppie Il vento caldo ha spinto le fiamme verso di lei ed è stata carbonizzata

SANT’OMERO. Elvezia Marcozzi è andata incontro ad una morte orribile: arsa viva dalle fiamme che lei stessa aveva appiccato alle stoppie cumulate nella sua campagna a Sant’Omero a confine con Tortoreto, lungo la fondovalle del Salinello. La pensionata 78enne è morta per le ustioni riportate su oltre il 90 per cento del corpo. La donna, una vita vissuta in campagna, probabilmente sarebbe rimasta prima stordita dal fumo e poi avvolta dalle lingue di fuoco che hanno infiammato la vestaglia che indossava e che in un baleno l’hanno trasformata in una torcia umana.
Erano circa le 10.30 di ieri quando la pensionata santomerese aveva deciso di andare nel suo podere per incenerire alcuni mucchi di paglia e seccume dove, alcune settimane fa, aveva trebbiato. Un’operazione che, probabilmente, Elvezia Marcozzi avrà fatto centinaia di volte nella sua vita e che, ieri, le è stata fatale. L’imprudenza, complice il vento caldo sahariano, è stata letale. La dinamica dell’incidente è chiara e resta solo il dolore dei familiari che nulla hanno potuto per salvarla dal rogo. Elvezia Marcozzi aveva detto al figlio che sarebbe andata a bruciare quel mucchio di roba. E’ andata lo stesso nel terreno di proprietà che si estende su una superficie di circa due ettari, nonostante il figlio glielo avesse sconsigliato per il troppo caldo. Ma la pensionata era sicura di sé ed è andata lo stesso. Non appena ha acceso le stoppie, il vento ha alimentato le fiamme spingendole contro di lei. Il fuoco ha preso il vestito ed in pochi istanti l’ha carbonizzata. Una morte tremenda che non le ha lasciato scampo. Era sola ed anche avesse gridato aiuto nessuno l’avrebbe potuta ascoltarla. Dall’abitazione, i familiari della 78enne di Sant’Omero hanno notate le fiamme che si propagavano nel terreno ed hanno compreso subito la gravità della situazione. Hanno chiamato i vigili del fuoco che dal distaccamento di Nereto sono arrivati a destinazione in poco tempo, trovando la donna oramai priva di vita. Ai soccorritori del 118 non era rimasto altro che accertarne il decesso nonostante i tentativi di rianimarla. Impossibile per il figlio e la famiglia accedere al terreno e prestare soccorso. Sul posto sono giunti i carabinieri della stazione di Nereto, guidati dal vice comandante Augusto De Rosa, la polizia municipale e i carabinieri forestali di Campli. Anche il sindaco di Sant’Omero Andrea Luzii ha raggiunto il luogo della tragedia. «Siamo vicini alla famiglia della signora che conosciamo e stimiamo», ha dichiarato il primo cittadino. «Avremmo voluto non ricordare questa seconda tragedia che la nostra comunità è costretta ad archiviare. La prima, quella di Ester Pasqualoni, uccisa per mano violenta ed ora della nostra concittadina Elvezia per una fatalità. Siamo davvero scossi», conclude il primo cittadino di Sant’Omero. Dunque, il caso è chiuso. Non si ravvisano responsabilità di terzi, stando alle indagini per cui nessun fascicolo è stato aperto dalla procura della Repubblica di Teramo. Il figlio della vittima è stato ascoltato dai carabinieri. L’appezzamento di via Persico era stato coltivato a grano. A terra erano rimasti i culmi delle spighe trebbiate. E’ usuale nell’arte contadina, dar loro fuoco prima dell’aratura, come pure incenerire le stoppie cumulate. Un’operazione delicata non priva di rischi per sé e per le campagne per il pericolo di incendi incontrollati, come purtroppo è accaduto ieri mattina.
Alex De Palo
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