Muore nella macchina per le rotoballe

22 Luglio 2014

Pierluigi Fanì, imprenditore di Bellante di 38 anni, è stato risucchiato e schiacciato dal rullo che compatta il fieno

CAMPLI. L’atroce fine è giunta in pochi istanti. Pierluigi Fanì è stato maciullato dal rullo della macchina che raccoglie il fieno facendone rotoballe. Aveva appena 38 anni l’esperto agricoltore di Sant’Arcangelo di Bellante che lascia moglie ed una figlioletta di pochi anni. E’ morto poco lontano da casa, a Campli, facendo il lavoro che più amava e che sapeva fare bene. Quella macchine agricole le manovrava tutti i giorni, ne conosceva bene l’uso ma è stato tradito; forse dalla fretta e dalla troppa sicurezza che gli hanno fatto mettere le mani, al buio, fra quegli ingranaggi. Fanì era andato a lavorare il fieno a Molviano di Campli.

Aveva una piccola impresa agricola e lavorava soprattutto per conto terzi. Era stato chiamato dal proprietario del terreno perché raccogliesse il fieno da pressare con la imballatrice che Pierluigi aveva guidato da Bellante fino al fondo agricolo. Il trattore trainava l’imballatrice agganciata all’albero di trasmissione della motrice, il cui compito è quello di raccogliere il serpentone di fieno essiccato per essere poi pressato e conservato. Qualcosa però non ha convinto Fanì. Forse negli ingranaggi era finito qualche corpo estraneo che non ne permetteva il regolare lavoro di pressatura. L’agricoltore 38enne si è fermato ed è sceso dal trattore ma non avrebbe spento i motori per ispezionare l’imballatrice. Inavvertitamente avrebbe messo le mani nel rullo, forse voleva aiutarsi con un martello. Un gesto risultatoi purtroppo fatale.

La tragedia si è consumata in un attimo, lontano dagli occhi del committente che si era allontanato un istante. E’ stato via appena qualche minuto ma quando è tornato ha trovato l’agricoltore privo di vita. Pierluigi Fanì sarebbe stato agganciato dal rullo e trascinato per il braccio destro che è stato maciullato. Una parte del torace è stata schiacciata mentre le ferite alla testa proverebbero che con quasi metà corpo l’uomo è finito dentro l’imballatrice agricola. Per liberare il 38enne è stato necessario anche l’intervento dei vigili del fuoco. L’ispezione cadaverica è stata solo una triste prassi. Le ferite al braccio e torace sarebbero alla base del decesso. Il pm di Teramo Stefano Giovagnoni ha disposto il sequestro del mezzo, sequestro che potrebbe durare ancora poco: gli accertamenti tecnici come pure i rilievi dei carabinieri della stazione di Campli, diretti dal luogotenente Marino Capponi, sembrano escludere la responsabilità di terzi nella tragedia. Un caso, questo, che potrebbe venire archiviato per imprudenza addebitabile solo alla vittima. A scoprire il corpo esanime di Fanì è stato il proprietario del fondo che ha dato l’allarme ed ha spento il trattore. Non aveva evidentemente sentito le sue grida. Il 118, quando è giunto sul posto intorno all’una della notte fra domenica e lunedì, ha solo constatato il decesso provvedendo a trasportare Fanì all’obitorio dell’ospedale “Val Vibrata” di Sant’Omero.

Sembra inizialmente il 38enne dovesse lavorare il fieno la domenica mattina, ma forse per evitare il caldo eccessivo delle ore diurne aveva concordato con il proprietario del terreno a Molviano di rinviare il lavoro al calar del sole.

Alex De Palo

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