Narcotizza e rapina l’amica, condannato

15 Giugno 2018

Tre anni e sei mesi a un 50enne rosetano: aveva fatto bere alla donna un liquore al sonnifero per prenderle il bancomat

ROSETO. E’ un’inchiesta nata dalla tenacia di una donna che non ha esitato a piazzare una telecamera nella sua abitazione per, molto probabilmente, dare corpo ai suoi sospetti sull’uomo con cui da tempo aveva una relazione. Ieri l’epilogo del processo di primo grado che si è chiuso con una condanna a tre anni e sei mesi per l’uomo accusato di aver narcotizzato la donna (parte civile) con cui aveva una relazione sentimentale e averla rapina del bancomat. Per l’imputato Nicola Ezio Pelusi, 50enne della zona, il pm Enrica Medori aveva chiesto una condanna a sei anni per rapina aggravata. Il difensore, l’avvocato Tulliola Aloè, preannuncia, una volta rese note le motivazioni, il ricorso in Appello.
L’uomo, che ha sempre respinto l’accusa, era finito a processo davanti al collegio presieduto da Flavio Conciatori ( a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei) dopo che il gup Giovanni de Rensis lo aveva mandato a giudizio accogliendo la richiesta del pm titolare del fascicolo Andrea De Feis.
Nel fascicolo non solo la denuncia della donna ma anche le immagini catturate da una telecamera che la stessa vittima, insospettita, aveva fatto installare nella sua abitazione a insaputa dell’uomo. Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura il cinquantenne in almeno quattro occasioni si sarebbe impossessato del bancomat della donna per fare dei prelievi di 250 euro ciascuno. Prelievi che sono stati fatti in postazioni non molto distanti dall’abitazione e che sono stati immortalati dagli impianti di videosorveglianza delle varie banche (anche se, secondo il legale, da queste immagini si intravedono delle persone che non possono essere collegate in nessun modo al suo assistito). L’uomo e la donna, coetanei, avevano una relazione sentimentale e spesso si incontravano nell’abitazione di lei. Lui, tutte le volte che veniva invitato, portava con sé un liquore che diceva di fare in casa con delle erbe. In realtà, secondo l’accusa della Procura, quel liquore era corretto al sonnifero. A tal punto che dopo averlo bevuto (cosa che invece non avrebbe mai fatto l’uomo adducendo di volta in volta delle scuse) la donna si addormentava. Ed è proprio quando lei si assopiva che l’uomo entrava in azione: secondo l’accusa della Procura ( su questo non ci sono immagini) sfilava il bancomat dalla borsetta, usciva di casa con le chiavi, faceva il prelievo e poi tornava nell’abitazione per rimettere a posto la tessera magnetica. Ad insospettire la donna sarebbero stati proprio quei prelievi, che lei non ricordava di aver fatto, che coincidevano proprio con le visite dell’amico e con quei forti mal di testa con cui si risvegliava. A tal punto che, in un caso, la donna si sarebbe fatta refertare al pronto soccorso. Per fugare ogni dubbio la cinquantenne aveva deciso di far installare in casa delle piccole telecamere che potessero riprendere quello che avveniva durante le visite dell’uomo.
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