Nasce Assoeventi per salvare centinaia di imprese dal tracollo

Il settore legato ai matrimoni e ai congressi, dalla ristorazione alla moda, è stato messo in ginocchio Il presidente Adriani: «Chiediamo ai politici che ci diano certezze e un progetto per la riapertura»
TERAMO. La pandemia ha stravolto consuetudini e riti, a partire dai momenti di aggregazione. E così una delle categorie più colpite da un anno di convivenza con il coronavirus è quella di tutte le imprese che ruotano attorno al settore degli eventi. Per combattere una crisi che rischia di spazzar via buona parte del settore è nata, all’interno di Confindustria Teramo, Assoeventi la sezione a cui aderiscono realtà dei settori wedding, ristorazione, moda, ricevimenti, congressi e manifestazioni sportive, per rappresentare il mondo degli eventi ai tavoli istituzionali. Presidente è Marco Adriani, titolare del “Cavallino Rosso” di Castellalto.
Presidente, quali sono gli obiettivi di Assoeventi?
«L’obiettivo principale è di aggregare gli operatori economici del comparto eventi, luxury e wedding che in questo momento stanno vivendo una crisi senza precedenti e che rischia di diventare irreversibile. Nella nostra provincia questo settore, considerando l’intera filiera – atelier da sposa e cerimonia, fotografi, truccatori ed acconciatori, fioristi, musicisti ed intrattenitori, agenzie di viaggio, gioiellerie, tipografie, società di servizi per eventi, noleggio auto da cerimonia, comparto agroalimentare, e altro ancora – occupa migliaia di persone che, attualmente versano in difficoltà. Lo stare insieme all’interno di un’associazione che già rappresenta gli imprenditori, ci consente di avere forza e far sentire la nostra voce a chi, in questo momento, deve assumere le decisioni che determineranno il nostro futuro».
Quali richieste avanzate?
«Il 2020 è stato un anno di passione e di crisi molto profonda, con un crollo del fatturato che, per alcune attività della nostra filiera, ha toccato punte del 90-95%. Dopo la pausa estiva, sulla base dei dati dell’andamento epidemiologico, guardavamo al futuro con fiducia. Invece – nonostante l’adeguamento dal punto di vista igienico-sanitario, sostenendo spese importanti per garantire la sicurezza e il rispetto delle norme anticontagio – ci siamo ritrovati con le attività di nuovo parzialmente o totalmente ferme. Quello che più preoccupa è la persistenza del virus e la mancanza di una visione per il futuro a breve/medio termine. Ci rivolgiamo agli esponenti politici provinciali, regionali e nazionali, chiedendo interventi immediati e concreti. Ci riferiamo a interventi che vanno dai ristori alle misure per favorire la riapertura graduale delle attività. In tal senso chiediamo, ad esempio: perché non prevedere la possibilità di sottoporre a tamponi rapidi la clientela prima di un evento? Perché non prevedere un tavolo di confronto permanente su come il comparto può ripartire, nel rispetto delle norme anti Covid? Se non si danno delle certezze, con una programmazione chiara, rischiamo il tracollo con numerose chiusure».
Qual è l’aspetto più dannoso del problema Covid per le imprese del comparto?
«Al netto del problema attinente alla salute, è la persistenza dell’incertezza e la mancanza di decisioni. Essere titolari di un’impresa e non sapere quando potrà tornare a funzionare, in che modo e con quali regole. Chiediamo alla classe politica regole chiare, regole certe e, soprattutto, un tempo certo per poter ripartire. Bisogna iniziare a progettare qualcosa che possa rilanciare la filiera, strettamente collegata alla ripresa del turismo e a una valorizzazione delle risorse del nostro territorio».
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