Nascita nell’ostetricia chiusa Partono denunce al ministro

11 Febbraio 2016

ATRI. Polemiche sul parto d’emergenza praticato nel punto nascita chiuso dal 1° novembre scorso all’ospedale di Atri. Noemi, data alla luce alle 17 di martedì, è diventata già famosa per la maniera...

ATRI. Polemiche sul parto d’emergenza praticato nel punto nascita chiuso dal 1° novembre scorso all’ospedale di Atri. Noemi, data alla luce alle 17 di martedì, è diventata già famosa per la maniera rocambolesca in cui è nata.

Sul caso la direzione generale della Asl puntualizza: «Abbiamo attivato una verifica immediata dei fatti, dalla quale emergono già alcuni risultati che saranno, comunque, ulteriormente approfonditi. La paziente, gravida a termine, si è rivolta alla propria ostetrica di fiducia, in servizio presso un consultorio territoriale. L’ostetrica ha ritenuto che la signora fosse in travaglio di parto e che fosse necessario trasportarla al pronto soccorso più vicino, che era quello di Atri. In questi casi, invece, è assolutamente indispensabile attivare le procedure di emergenza del servizio 118 che, nell’occasione, avrebbe trasportato in sicurezza la paziente presso il presidio ospedaliero più vicino, dotato di punto nascita. Il parto è comunque avvenuto all’ospedale atriano, assistito da una équipe medica completa, giunta sul posto in emergenza. La madre e la bimba, in buone condizioni di salute, sono state successivamente trasportate all’ospedale di Teramo». La Asl osserva che l’accaduto «sarà certo occasione per l’azienda di affinare l’organizzazione e, se del caso, apportare i necessari correttivi».

Il consigliere regionale Luciano Monticelli ha scritto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ai parlamentari abruzzesi, ai sindaci del Cerrano a ai vertici della Asl, oltre che della Regione. «È superfluo sottolineare che quanto avvenuto rappresenta un inaccettabile disservizio ai danni della famiglia coinvolta, che si è risolto positivamente solo grazie alla condizione ancora agibile del soppresso reparto del "San Liberatore" e della professionalità del personale coinvolto. Particolare apprensione destano due elementi della vicenda. Il primo è il mancato trattamento ricevuto all'ospedale "Santo Spirito" di Pescara, che già nel 2013 totalizzava più di 2000 parti annui, e per effetto del citato D.c. 10/2015 ha visto incrementare in modo considerevole l'afflusso di partorienti. Il secondo è il mancato trasferimento della donna in un punto nascita funzionante in condizioni di sicurezza. In considerazione di quanto denunciato dalla stampa, invito ciascuno di voi a voler esaurire ogni mezzo istituzionale per fare rapidamente chiarezza su quanto accaduto».

Sul caso è intervenuta anche la senatrice Pd Stefania Pezzopane che ha annunciato che sottoporrà un'interrogazione al ministro Lorenzin sul parto di Atri. «E' andata bene per fortuna, ma è mai possibile che le donne in questo Paese siano costrette a partorire in queste condizioni?», osserva. Il comitato “Il San Liberatore non si tocca” mette in evidenza: «La riorganizzazione della rete ospedaliera e del percorso nascite così tanto voluta dalla politica nazionale ed attuata dalla politica regionale sta mettendo da inizio anno in serio pericolo la tutela del diritto alla salute, con notizie di eventi luttuosi che riguardano mamme e nascituri».

Il nonno di Noemi, Enrico Di Tecco, dopo aver assistito con ansia agli attimi del travaglio della figlia, su Facebook ha dato «un grande grazie a tutto lo staff che si è prodigato a far nascere la bimba, accettando quella che era una vera e propria sfida. L’equipe si è caricata sulle spalle una grande responsabilità ed ora fa parte della nostra famiglia, impossibile dimenticarli. A loro, un grazie dal profondo del cuore».

Domenico Forcella

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