Naselli, la difesa chiede di spostare il processo

Per gli avvocati dell’ex comandante provinciale dell’Arma va fatto a Teramo L’eccezione sollevata nel corso della prima udienza svolta a Catanzaro
TERAMO. La difesa dell’ex comandante provinciale dei carabinieri Giorgio Naselli torna a chiedere che il processo venga spostato a Teramo sollevando sia una incompetenza territoriale sia funzionale in quanto, sostiene, i presunti reati contestati sarebbero avvenuti nel Teramano. Gli avvocati Gennaro Lettieri e Giuseppe Fonte lo hanno più sottolineato nel corso della prima udienza del dibattimento che si è svolta al tribunale di Catanzaro davanti al collegio presieduto da Carmela Tedesco. Istanza, quella della difesa, su cui i giudici si sono riservati e una risposta è attesa prima del 10 giugno, data fissata per una nuova udienza.
La richiesta di spostare il processo a Teramo era stata fatta anche nell’ambito dell’udienza preliminare ma in quell’occasione venne respinta. L’ex comandante provinciale dei carabinieri Naselli è a processo per rivelazione di segreti d’ufficio dopo che la Cassazione ha escluso l’aggravante mafiosa mettendo nero su bianco che il militare non ha voluto favorire la ’ndrangheta. Cosa ribadita dal gup Claudio Paris che a dicembre ha rinviato a giudizio il tenente colonnello escludendo l’aggravante mafiosa e stabilendo che non c’è stata connessione con i fatti contestati dalla Procura di Catanzaro (guidata da Nicola Gratteri) all’avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli (a processo in un altro procedimento) nell’ambito della maxi inchiesta Rinascita Scott. Naselli è accusato di rivelazione di segreti d’ufficio a Pittelli. Accuse che l’ufficiale dei carabinieri ha respinto davanti al Riesame con i magistrati di questo tribunale che, all’epoca dei fatti, hanno ritenuto insussistenti due ipotesi di reato relativi alla rivelazione del segreto d’ufficio preservando la rivelazione del segreto solo per un procedimento amministrativo all’epoca in corso alla prefettura di Teramo. Su questo la Cassazione ha scritto: «Risulta che il ricorrente, pur mostrando disponibilità nei confronti del Pittelli, tenne subito a precisargli che la pratica “era in mano alla prefettura” e si limitò ad esaminare gli atti, a confermare le criticità della pratica, a fornire solo vaghe assicurazioni al Pittelli quando questi gli prospettò la necessità di ottenere almeno un differimento, evitando la rapida adozione di un provvedimento negativo: ma aldilà della comunicazione di tali notizie e della data di trattazione della pratica non vi è prova della utilizzazione e strumentalizzazione delle informazioni riservate per procurare a sè o ad altri un indebito vantaggio patrimoniale o non patrimoniale».
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