Naselli ottiene gli arresti domiciliari

19 Gennaio 2020

L’ex comandante provinciale dei carabinieri scarcerato dopo un mese, nuova detenzione nel suo alloggio teramano

TERAMO. Per l’avvocato Gennaro Lettieri, uno dei suoi difensori, «è un primo passo verso la verità e la giustizia». La certezza, per ora, è che da ieri il colonnello Giorgio Naselli, l’ex comandante provinciale dei carabinieri arrestato nell’ambito di una maxi operazione contro la ’ndrangheta “Rinascita-scott” , è agli arresti domiciliari. Così ha disposto il tribunale del Riesame di Catanzaro a cui avevano fatto ricorso i suoi legali (con Lettieri c’è l’avvocato Giuseppe Fonte) chiedendo la revoca della misura cautelare per cui da un mese Naselli era detenuto nel carcere di Santa Maria Capua a Vetere. All’ufficiale sono stati concessi i domiciliari nell’alloggio militare teramano.
In attesa di conoscere le motivazioni dei giudici del Riesame che avrebbero mantenuto l’ipotesi dell’associazione mafiosa, la cronaca resta quella scandita dalla voluminosa ordinanza di custodia cautelare che all’alba del 19 dicembre ha portato Naselli in carcere con le pesanti accuse di rivelazione di segreto d’ufficio e associazione di stampo mafioso nel maxi blitz contro la ’ndrangheta della Procura di Catanzano guidata da Nicola Gratteri. Con l’ufficiale altre 334 persone.
La Procura accusa Naselli di aver rivelato indagini all’avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli, (anch’egli arrestato) considerato uomo di fiducia del boss Luigi Mancuso. Accuse che l’ufficiale ha respinto con forza nel corso dell’udienza davanti ai giudici del Riesame. Tra i tre episodi contestati al militare nell’ordinanza si fa particolare riferimento a un suo interessamento ad alcuni accertamenti avviati dalla prefettura teramana su un’azienda riferita ad una società di Gioia Tauro con collegamenti alla ’ndrangheta. Scrive nell’atto il gip Barbara Saccà: «il Naselli, su richiesta del Pittelli si interessava della vicenda esaminando una "pratica" relativa alla ''M.C. Metalli S.R.L.'', pendente presso la Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Teramo, e la cui documentazione risultava altresì detenuta presso il suo ufficio, rivelando quali erano le criticità, oggetto delle verifiche in corso coperte dal segreto istruttorio». Lo stesso gip nell’ordinanza aggiunge che «in violazione dei principi di buon andamento ed imparzialità della Pa, nonché in violazione del segreto istruttorio», Pittelli e Naselli «intenzionalmente procuravano a Delfino un ingiusto vantaggio patrimoniale, concertando preventivamente le modalità e tempi di intervento per la definizione della «pratica pendente dinanzi alla Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Teramo». Un rapporto quello tra Pittelli e Naselli che, sempre secondo l’accusa, sarebbe nato negli anni in cui il militare è stato alla guida del reparto operativo dell’Arma di Catanzaro.
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