’Ndrangheta, per Naselli udienza preliminare nell’aula bunker di Rebibbia

L’ex comandante provinciale da poco scarcerato davanti al gup l’11 settembre Nel procedimento con 456 indagati la prefettura teramana è parte civile
TERAMO. Meno di un mese fa la Cassazione lo ha rimesso in libertà annullando sia l’ordinanza di custodia cautelare sia quella del tribunale del Riesame. Ma per il tenente colonnello Giorgio Naselli, ex comandante provinciale dei carabinieri, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha chiesto il processo.
Il militare, accusato di associazione mafiosa e rivelazione di segreti d’ufficio, è tra i 456 per cui il gip di Catanzaro Carlo Paris ha fissato l’udienza preliminare per l’11 settembre nell’aula bunker del carcere di Rebibbia di Roma.
Uno spostamento nella Capitale dettato proprio dalla necessità, visti i numeri, di garantire il rispetto delle norme anti Covid in un’aula di tribunale. L'udienza preliminare comincerà a Roma ma dovrebbe tornare presto in Calabria, in particolare quando saranno ultimati i lavori – che cominceranno il 17 agosto – in un immobile di 3mila metri quadrati nell'area industriale di Lamezia Terme destinata allo scopo. Sono 224 le parti offese tra cui figurano anche la prefettura di Teramo e il ministero della Giustizia. L’ex comandante provinciale dell’Arma venne arrestato nel dicembre dell’anno scorso con le accuse di associazione mafiosa e rivelazione di segreti d’ufficio nell’ambito di una maxi operazione contro la ‘ndrangheta. Dopo un mese di carcere, il tirbunale del Riesame concesse i domiciliari. A luglio la Suprema Corte, accogliendo in toto il ricorso presentato dai difensori Gennaro Lettieri e Giuseppe Fonte, ha annullato le due ordinanze senza rinvio, ovvero senza possibilità di recupero alcuno.
Gratteri accusa Naselli di associazione mafiosa e rivelazione di segreti d’ufficio all’avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli, anch’esso arrestato e considerato dagli inquirenti uomo di fiducia del boss Luigi Mancuso. Accuse che l’ufficiale ha respinto con forza nell’udienza al Riesame con i magistrati di questo tribunale che hanno ritenuto insussistenti due ipotesi di reato relativi alla rivelazione del segreto d’ufficio (l’articolo 326 del codice penale ndr) preservando la rivelazione del segreto solo per un procedimento amministrativo all’epoca in corso davanti alla prefettura di Teramo. Ora sarà il gup a decidere se disporre il non luogo a procedere o rinviarlo a giudizio.
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