Negati i contributi a 70 famiglie sfollate

20 Dicembre 2017

Hanno cambiato residenza per comodità senza sapere che l’ordinanza di Errani lo vieta: rischiano di perdere gli aiuti

TERAMO. Gli sfollati che cambiano residenza non hanno più diritto al Cas, il contributo di autonoma sistemazione. Sarà un Natale doppiamente amaro per 70 famiglie che l'anno scorso, a causa del terremoto, sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni. Non percepiranno, salvo diverse disposizioni che dovessero arrivare entro fine anno dalla Protezione civile nazionale, l'indennizzo mensile che spetta a proprietari o inquilini di appartamenti resi inagibili dalla sequenza sismica protrattasi tra agosto 2016 e metà gennaio.
Si tratta di nuclei familiari che, dopo il trasloco forzato, hanno spostato la residenza nel nuovo domicilio e sono incappati in una clausola dell'ordinanza firmata dall'allora commissario per la ricostruzione Vasco Errani che gli impedisce di incassare il contributo economico. La disposizione, la cui interpretazione più restrittiva è stata accertata solo di recente, quando ormai per le famiglie in questione la frittata era fatta, di fatto blocca l'erogazione del Cas a chi non risulta più residente nell'immobile dichiarato inagibile. Non è chiara la ratio di questo cavillo burocratico che, a quanto pare, neppure gli uffici comunali incaricati di smaltire le pratiche degli sfollati avevano individuato nei mesi concitati degli sgomberi a raffica, ma comunque risulta efficace e comporterebbe un rischio di danno erariale a carico di amministratori che autorizzassero l'erogazione di indennizzi non dovuti.
La palese incongruenza della norma, che penalizza in modo del tutto immotivato le famiglie che solo per comodità hanno associato la residenza al domicilio pur restando sfollate a tutti gli effetti, ha comunque indotto l'amministrazione cittadina, prima che decadesse, a chiedere chiarimenti sia al nuovo commissario per la ricostruzione Paola De Micheli che alla Protezione civile regionale e nazionale. Da quest'ultima dovrebbe arrivare il parere decisivo sulla correttezza della disposizione, ma ad oltre un mese dalla richiesta il Comune non ha ancora ricevuto il pronunciamento. In attesa del chiarimento il sindaco Maurizio Brucchi, quand'era ancora in carica, aveva fatto accantonare le somme per le 70 famiglie. Quest'accorgimento ha permesso di mantenere i soldi in cassa, ma non ha risolto il problema che rischia di trasformarsi in una vera beffa ai danni degli sfollati che hanno cambiato residenza. I contributi a loro favore riferiti al bimestre ottobre-novembre sono tutt'ora congelati e rischiano di essere del tutto cancellati. Anzi, per le famiglie che hanno inconsapevolmente spostato la residenza oltre che il domicilio ci sarebbe una conseguenza peggiore. La disposizione, sempre stando alla prima valutazione, risulterebbe retroattiva, per cui i 70 nuclei familiari oltre a non percepire più il Cas sarebbero costretti a restituire almeno in parte le somme incassate nel periodo successivo al cambio di residenza.
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