Negato il permesso di lavorare a Di Giacinto

6 Giugno 2017

Il gip respinge la richiesta dell’ex assessore agli arresti domiciliari. La Mastropietro ricorre al Riesame

GIULIANOVA. L’inchiesta sul presunto giro di appalti e mazzette a Giulianova arriva al tribunale del Riesame. Dopo i primi ricorsi di qualche giorno fa, sono stati presentati tutti gli altri tra cui quelli per la dirigente del settore urbanistica del Comune Maria Angela Mastropietro (assistita dall’avvocato Guglielmo Marconi) e per i fratelli imprenditori Andrea e Massimiliano Scarafoni (assistiti dall’avvocato Gennaro Lettieri). I tre sono in carcere insieme al marito della Mastropietro Stefano Di Filippo (assistito dall’avvocato Stefano Cappellu).
E, nell’attesa della discussione al Riesame in cui saranno delineate le strategie difensive, arrivano i primi no alle richieste per chi è ai domiciliari. Il gip Domenico Canosa ha respinto quella inoltrata dalla difesa (rappresentata da Lettieri) dell’ex assessore comunale Nello Di Giacinto che aveva chiesto di poter andare a lavorare nel negozio di famiglia. Richiesta a cui i pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta hanno dato parere contrario. E nelle prossime ore dovrebbero arrivare le risposte a quelle presentate da Filippo Di Giambattista, amministratore della Giulianova Patrimonio (assistito dall’avvocato Gianfranco Jadecola) e dal funzionario Asl Carmine Zippilli (assistito dall’avvocato Luigi Ferretti). E’ ipotizzabile che i ricorsi al tribunale dell’Aquila (competente per le misure cautelari) vengano discussi a partire dalla prossima settimana. Intanto, con il passare dei giorni, si delineano i contorni di un’indagine ricca di intercettazioni telefoniche e ambientali da cui sembra emergere una sistematica e illecita elusione delle regole nel sistema degli appalti con una sempre più organica collusione tra funzionari di stato ed imprese. Un sistema il cui dominus –secondo la Procura – era il dirigente Mastropietro pronto a pilotare gare, facilitare pratiche e sbloccare procedimenti in cambio di consulenze al marito, soldi e immobili. Con i protagonisti coscienti di esserne parte integrante, pronti a pagare per entrare con quella definizione di «fiches d’ingresso» presa in prestito dal linguaggio dei giocatori di poker e catturata in una delle tante intercettazioni degli imprenditori Scarafoni. Perchè è soprattutto la consapevolezza dell’esistenza di un sistema illegale, ma che fino all’avvio dell’inchiesta nessuno aveva mai denunciato, ad emergere dall’indagine dei pm De Feis e Sciarretta.
L’ex assessore Di Giacinto è finito nell’inchiesta per i lavori di costruzione della sua villa in via Ippodromo, con progettista e direttore dei lavori Di Giambattista e ditta esecutrice la Rima, ovvero la società che, secondo i magistrati, di fatto gestiscono la Mastropietro e il marito. Per i pm, dopo la mancata autorizzazione allo smaltimento da parte della Ruzzo Reti, la Mastropietro avrebbe rilasciato una autorizzazione ad hoc «a smaltire le acque di falda e di cantiere nelle condotte comunali delle acque bianche meteoriche sfocianti a mare che erano state chiuse dal 31 maggio al 30 settembre del 2016 a tutela dei bagnanti». Ordinanza di autorizzazione, precisano i magistrati, emessa proprio dalla Mastropietro e «inviata per l’esecuzione alla società Giulianova Patrimonio, società titolare anche del servizio di manutenzione dei canali comunali delle acque bianche meteoriche sfocianti in mare». Per la Procura «comportamenti illeciti anche in relazione ai danni e ai pericoli arrecati all’ambiente, all’igiene e alla sicurezza pubblica».(d.p.)
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