Nei sette programmi più analogie che differenze

Poche le proposte originali, i temi sono simili. E non si sa come trovare i soldi
TERAMO. È l’ultimo giorno di una campagna elettorale che sembrava dover essere una specie di guerra civile e invece è stata tranquilla, quasi spenta, priva di attacchi sopra le righe e di scontri dialettici feroci. Un po’ le caratteristiche personali dei candidati sindaci, un po’ la prospettiva praticamente certa del ballottaggio (che costringerà a parlarsi, e forse ad accordarsi, anche chi sembra ora viaggiare su frequenze diverse), hanno evidentemente smorzato i toni.
ULTIMI CONFRONTI. Oggi i “magnifici sette” avranno un doppio confronto. Il primo stamattina nel teatro Comunale, quando registreranno un dibattito televisivo che andrà in onda su Reteotto alle 21. E il secondo, dal tardo pomeriggio a notte, con i classici comizi finali in piazza Martiri della Libertà. Il cui ordine è stato sorteggiato ieri, e che leggete a fianco.
I PROGRAMMI. Dando un’occhiata – per forza di cose veloce e sintetica – ai programmi dei sette sfidanti, è evidente che le analogie sono più delle differenze. Ricorrono temi come rilancio del centro storico e del commercio, rapporto con l’università, verde pubblico (e in particolare parco fluviale), attenzione alle frazioni, al sociale e allo sport, ricostruzione post-sisma, nuova gestione dei rifiuti (praticamente tutti parlano dell’introduzione della “tariffa puntuale”, ovvero: si paga per quanto si butta via). Grandi annunci non ve ne sono. Evidentemente nessuno, nella situazione attuale, se l’è sentita di promettere miracoli. Il realismo delle proposte, comunque, è solo teorico. Perché anche per fare cose che sembrano alla portata si dovranno trovare soldi. E su come trovare questi soldi nessuno entra nel dettaglio. Un po’ tutti parlano della necessità di creare una struttura che sappia intercettare i fondi europei, sul resto (tantomeno sulle prime, urgentissime emergenze che attendono il nuovo sindaco) non ci si avventura.
CARDELLI. Il programma di Paola Cardelli (“Sinistra per Teramo”) è forse il più diverso dagli altri, perché per oltre metà basato sulla necessità di dare al Comune «nuove regole» di funzionamento per il consiglio e gli uffici, regole che creino istituti di partecipazione alla vita pubblica e migliorino l’erogazione dei servizi. Tra le proposte più originali ci sono quella della «città policentrica» (spazi creativi ed eventi non solo in centro ma anche nei quartieri) e «l’eliminazione delle società partecipate», rendendo la Team una società comunale in house. E c’è anche il drastico intento di chiudere tutte le scuole non adeguate sismicamente.
CAVALLARI. Il candidato di “Bella Teramo” ha tre urgenze: avviare il risanamento economico del Comune «nella massima trasparenza», stilare una programmazione che rilanci l’economia della città, accelerare la ricostruzione creando un Sisma Point che garantisca assistenza ai cittadini. E poi puntare sul decoro urbano con un piano asfalti e manutenzioni sistematiche e programmate. «Per ottenere i fondi», scrive Cavallari, «faremo una forte azione nei confronti della Regione che ha pianificato investimenti in tutto Abruzzo per oltre 1,5 miliardi senza tener conto delle particolari necessità di Teramo, colpita duramente dal terremoto e dalle calamità naturali».
COVELLI. È stato il primo a partire, Alberto Covelli con le sue due liste civiche, e ha accusato gli altri di copiarlo. Nel suo programma si punta sulla «vocazione universitaria» della città, sul concetto di «rigenerazione del tessuto urbano e sociale», e si ha un’ambizione inedita: quella di «valorizzare il ruolo di consiglio e minoranze», arrivando ad approvare provvedimenti bipartisan. La sua idea sulla Team è opposta a quella di Paola Cardelli: per lui la società mista va privatizzata del tutto.
D’ALBERTO. Il candidato dell’alleanza civica e del Pd parte dalla necessità di «una chiara e netta discontinuità con il passato» per enunciare l’intento di risanare le finanze comunali, riequilibrare la pressione fiscale, riqualificare il tessuto urbano. Grande attenzione al verde pubblico, alla cultura e allo sport e l’idea di «una stretta collaborazione con i Comuni vicini» per ragionare in termini di area metropolitana.
DI DALMAZIO. Il programma del civico Mauro Di Dalmazio è quello dai toni più aulici a partire dallo slogan “Fare grande Teramo”, che significa in sintesi far recuperare alla città il ruolo di capoluogo. Lo sviluppo turistico viene visto come «settore trainante» dell’economia, abbinato a un uso strategico della cultura. Un’idea per rilanciare l’economia è l’abbattimento totale della fiscalità per quattro anni per le imprese giovanili.
MORRA. Il programma di Giandonato Morra e del centrodestra ovviamente non contiene ricette di discontinuità con il passato ma punta a sviluppare e migliorare il già fatto «per crescere in grande». Sulle manutenzioni Morra è forse l’unico a indicare una fonte di finanziamento (la valorizzazione e vendita di terreni comunali “dormienti”), per rendere la città attrattiva ha il preciso obiettivo di organizzare nuovi eventi sportivi, anche internazionali.
ROCCHETTI. Il candidato pentastellato non può non riproporre temi da sempre cari al Movimento a livello nazionale. Vuole una «città digitale e per i giovani», propone la consultazione diretta dei cittadini «con sondaggi e referendum» e «l’assegno civico» a chi è in difficoltà. Tra i progetti enunciati c’è l’ambiziosa realizzazione di percorsi ciclopedonali centro-lungofiume-frazioni.
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