Nel 2018 il verdetto al ballottaggio

D’Alberto, indietro dopo il primo turno di oltre 13 punti, rimontò su Morra
TERAMO. La città torna al voto dopo cinque anni e con quattro candidati sindaco in meno. In sette si presentarono alle urne nella tornata del 10 giugno 2018. A chiudere in testa il primo turno fu Giandonato Morra, sostenuto da sei liste con partiti di centrodestra e “Futuro in”, che si attestò al 34,63%, con 10.638 preferenze. Staccato di oltre tredici punti percentuali si piazzò Gianguido D’Alberto, appoggiato da tre civiche e Pd, che si fermò a 6,492 voti, corrispondenti al 21,13%. Al terzo posto si piazzò il Movimento Cinque stelle, che esprimeva Cristiano Rocchetti come candidato sindaco, cui andarono 5.063 preferenze (16,48%). A seguire Mauro Di Dalmazio, con 3.352 voti (11,50%), Giovanni Cavallari (successivamente nominato vice sindaco e in corsa al fianco di D’Alberto), con 3.146 preferenze (10,24%), Alberto Covelli (promotore della candidatura civica di Carlo Antonetti), che si attestò a 1.580 voti (5,14%) e Paola Cardelli di “Sinistra per Teramo”, con 271 preferenze (0,88%).
A distanza di quindici giorni il ballottaggio tra i due votati ribaltò il risultato. Morra, infatti, rimase sui numeri del primo turno, ottenendo 10.713 preferenze che lo portarono al 46,74%, mentre D’Alberto raddoppiò i suoi consensi, incassando 12.205 voti, che lo spinsero al 53, 26% e alla conquista della fascia tricolore in rimonta. La sua coalizione civica-Pd si vide così assegnare 20 posti in consiglio, mentre alle opposizioni ne restarono 12 da dividere tra centrodestra, i gruppi di Cavallari e Di Dalmazio e i Cinque stelle. Al Movimento andò la palma della lista più votata, con 3.934 preferenze, pari al 13,24%, seguita da “Futuro in” (3.256 voti per il 10,96%) e da Forza Italia, con 2.634 voti e il 8,86%. (g.d.m.)

