Nella città deserta si celebra la Liberazione

26 Aprile 2020

D’Alberto: «L’eredità del 25 aprile deve significare giustizia sociale e tutela della sanità pubblica»

TERAMO. L’emergenza sanitaria non ha oscurato la festa della Liberazione. La deposizione della corona di alloro davanti al momento ai caduti in guerra e l’omaggio alla statua simbolo dei martiri della Resistenza da parte del sindaco Gianguido D’Alberto hanno segnato ieri, come lui stesso ha sottolineato «un momento di gioia pubblica sia pure nelle limitate forme consentite». La lotta per la liberazione però non è accostabile a quella contro il Covid-19 come, a detta del sindaco, qualcuno ha tentato di fare negli ultimi giorni. «Niente di più inesatto», avverte, «non si confondano le due cose». Le restrizioni emergenziali consentono comunque di comprendere «anche se solo in lontanissima parte e con profondissime differenze, quanto sia preziosa e indispensabile la Libertà sostanziale, quanto valgano incommensurabilmente i diritti che, con il loro sangue, le donne e gli uomini della Resistenza hanno donato al nostro tempo». L’eredità dei partigiani per il sindaco oggi deve sostanziarsi in «affermazione, piena e uguale per tutti, dei diritti, della giustizia sociale, della solidarietà verso gli ultimi e i più deboli», partendo dalla tutela della sanità pubblica.
Il prefetto Graziella Patrizi evidenzia che proprio in questo momento di difficoltà «dobbiamo ricordare quei valori fondanti della resistenza e poi della nostra Repubblica». L’emergenza, dunque, potrà essere superata «solo con il forte sentimento di solidarietà e fratellanza, rinnovando e attualizzando il sacrificio compiuto dai caduti». Per Fim Cisl e Fiom Cgil il 25 aprile deve rappresentare «un momento di liberazione» per i lavoratori vittime di crisi aziendalI. Le segreterie provinciali dei due sindacati citano i casi drammatici dei 150 dipendenti Atr, dei 50 della Veco e di migliaia di metalmeccanici bloccati dall’emergenza che tardano a percepire la cassa integrazione «anche a causa della Regione Abruzzo che si è dimenticata di preoccuparsi di tutti». Il circolo teramano di Rifondazione comunista «nel rendere gloria a tutte le vittime del nazi-fascismo e ai combattenti della lotta partigiana», fa sapere il segretario Mirko De Berardinis, «ricorda il fulgido esempio di due comunisti teramani, Berardo D’Antonio e Romolo Di Giovannantonio», entrambi imprigionati e condannati dal tribunale speciale durante il ventennio e morti per le conseguenze della detenzione. L’Arci sottolinea il «tempo dell’incertezza» che sta attraversando le civiltà occidentali. «Viviamo il dramma collettivo di 30 mila morti che non siamo stati in grado di salvare, parte dei quali un preziosissimo pezzo della memoria storica e culturale della Resistenza di questo Paese», fa sapere il presidente provinciale Giorgio Giannella, «sacrificati forse anche per l'interesse di una sanità sempre meno pubblica e più privata». Il centro politico comunista Santacroce richiama la necessità di «tenere vivo il fuoco della memoria della lotta partigiana» contro i rigurgiti fascisti, impegnandosi «a tramandare alle future generazioni l'ardore degli eroi che nella nostra Teramo hanno lottato per donarci un mondo migliore».
Gennaro Della Monica
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