Neonato ucciso, condanne definitive

27 Novembre 2016

La Cassazione conferma: ergastolo al padre, 18 anni alla madre. Il legale della donna: «Vado alla Corte europea»

VAL VIBRATA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dai legali di Denny Pruscino e Katia Reginella. I due giovani originari del Teramano (Pruscino di Nereto, Reginella di Giulianova) e residenti ad Ascoli Piceno sono stati ritenuti colpevoli in via definitiva della morte del loro figlioletto Jason, di due mesi. Confermata dunque la sentenza della Corte d'Appello di Ancona che a giugno 2015 ha condannato all'ergastolo con isolamento diurno Pruscino (che sta scontando la pena nel carcere di Marino del Tronto) e a 18 anni sua moglie Katia Reginella (detenuta a Castrogno). Entrambi erano accusati in concorso di omicidio volontario aggravato dal vincolo parentale e dai futili motivi e della distruzione del cadavere del piccolo Jason, scomparso nel giugno 2011 (il cadavere non è mai stato ritrovato). Secondo la Procura di Ascoli il piccolo sarebbe stato colpito alla testa da Denny e poi messo in una busta di plastica, forse ancora vivo, da entrambi i coniugi, che se ne sarebbero quindi disfatti.

Il legale teramano di Katia Reginella, Vincenzo Di Nanna, ha condotto una lunga battaglia per dimostrare che la propria assistita non è colpevole dell’omicidio e che, in ogni caso, non avrebbe dovuto essere processata perché incapace per un ritardo mentale. Ora commenta così la sentenza definitiva: «La triste vicenda dimostra come il processo mediatico possa creare mostri artificiali e così prevalere su verità e giustizia, al punto da trasformare la povera vittima di gravi violenze sessuali e maltrattamenti nell’assassina del figlioletto. Eppure, la verità è destinata a riemergere, tanto che proprio qualche giorno fa è stato celebrato dinanzi al tribunale di Ascoli il processo in cui Katia Reginella è persona offesa per la violenza sessuale consumata in suo danno da Pruscino».

Di Nanna intende portare il caso davanti alla Corte di giustizia europea di Strasburgo «alla quale segnalerò», dice, «la violazione di almeno due articoli della convenzione, quello che non ammette l’interrogatorio con tortura e quello relativo alla violazione del diritto alla difesa in quanto l’imputata era incapace».

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