Neonato ucciso, la difesa chiede l’assoluzione della madre

TERAMO. Il processo per l'omicidio del piccolo Jason «è una scatola vuota, riempita di suggestioni ma senza prove. Si è costruito un teorema accusatorio da dimostrare a tutti i costi». È la tesi...
TERAMO. Il processo per l'omicidio del piccolo Jason «è una scatola vuota, riempita di suggestioni ma senza prove. Si è costruito un teorema accusatorio da dimostrare a tutti i costi». È la tesi sostenuta dall'avvocato Vincenzo di Nanna, nella sua arringa in corte d'Assise a Macerata come difensore di Katia Reginella, la madre di Jason, accusata con il marito Denny Pruscino di aver ucciso il figlio, un bimbo di appena 50 giorni, occultandone poi il cadavere, mai ritrovato. Per entrambi i coniugi il pm Cinzia Piccioni ha chiesto la condanna all'ergastolo. L'avvocato Di Nanna ha fatto cenno al ricorso alla Corte di Strasburgo per l'interrogatorio cui la donna, secondo i consulenti affetta da ritardo mentale, venne sottoposta il 21 novembre 2011 nel carcere di Teramo, «costretta dai pm a mimare con un bambolotto l'uccisione di Jason da parte di Denny Pruscino». Il difensore ha insistito molto sulle ridotte capacità mentali di Katia, i disturbi di personalità e la sua difficoltà a ricordare, chiedendo l'assoluzione della donna per non aver concorso nell'omicidio (in quel momento si trovava in un'altra stanza) ed escludendo qualsiasi dolo o elemento oggettivo. Si torna in aula il 4 giugno.

