Nereto, gli orti urbani non interessano a nessuno

Deserto il bando del Comune per dare in gestione a privati 12 terreni incolti E la nuova amministrazione non replicherà il progetto avviato da Di Flavio
NERETO. L’idea era di creare dodici orti urbani affidati in gestione per tre anni ai cittadini: ma il bando del Comune di Nereto per l’utilizzo di terreni incolti è andato deserto. Era il maggio scorso quando il commissario prefettizio diede spinta propulsiva al progetto dell’ex amministrazione Di Flavio, che all’epoca individuò gli appezzamenti destinati a essere utilizzati come orti. Un progetto che, però, non ha avuto successo. E non sarà replicato. I ventimila euro destinati all’iniziativa restano congelati ma l’amministrazione civica, al momento, non intende andare avanti dopo il flop del bando, a cui nessuno ha risposto. Probabilmente perché monco di alcune cose, tra cui criteri convincenti ed utili all’attuazione del progetto che, in altre realtà, ha avuto esito favorevole: vedi Tortoreto.
Ma qual era lo scopo del progetto degli orti urbani? Era quello di creare percorsi di cittadinanza attiva, sosteneva l’ex vice sindaco ed assessore all’ambiente del Comune di Nereto, Pierino Di Pietro, nonché di aggregazione sociale. Percorsi che favorissero i rapporti interpersonali, la conoscenza e la valorizzazione dell’ambiente urbano, nonché lo svolgimento da parte di persone anziane di attività utili alla prevenzione, al mantenimento e alla cura della salute. «Ma significa anche sviluppare nel cittadino la politica dell’attenzione, della cura e del recupero di spazi da riqualificare traendone benefici», disse. Ai sani principi non è seguito l’interesse collettivo, evidentemente. Due erano le graduatorie che il Comune di Nereto, a chiusura del bando, avrebbe stilato: una riservata agli over 65 (orti per anziani) e una destinata agli orti per famiglia. Il reddito Isee sarebbe stato utilizzato come parametro per l’assegnazione dei punteggi. Ovviamente erano diversi i limiti per l’uso delle aree. Intanto, non potevano partecipare titolari di aziende agricole e detentori di partite Iva. Poi, nessun prodotto ortofrutticolo poteva essere utilizzato per fini commerciali ma doveva essere destinato solo ed esclusivamente al fabbisogno personale o famigliare. Doveva essere costituito un comitato per la gestione delle aree, chiamato anche a svolgere verifiche sul rispetto del regolamento stabilito dal Comune.
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