Nereto, l’assassino di Mihaela chiede uno sconto sulla pena

Accusato di omicidio volontario aggravato vuole il processo abbreviato ma per questi reati non si può L’avvocato: «È suo diritto chiederlo, sarà il giudice a decidere se accogliere o respingere la richiesta»
NERETo. Cronache giudiziarie a scandire la tragedia dell’ennesimo femminicidio, quello di Nereto.
La Procura ha chiesto ed ottenuto il giudizio immediato con la prima udienza in Corte d’assise già fissata per il 14 settembre. Ma prima di quella data Cristian Daravoinea, il 36enne romeno che nell’ottobre scorso ha ucciso la compagna Mihaela Roua, mamma di una bimba di sei anni, il 16 giugno comparirà davanti al giudice per chiedere di essere ammesso al rito abbreviato che, in caso di condanna prevede la riduzione di un terzo della pena.
Va detto che ormai da più di un anno, con l’entrata in vigore della legge numero 33 del 12 aprile 2019, il rito alternativo dell’abbreviato è stato riformato e non è più applicabile per i delitti puniti con la pena dell’ergastolo.
Spiega a questo proposito il difensore dell’uomo, l’avvocato Fiorenzo Pavone: «È diritto dell’imputato chiedere il rito abbreviato nei tempi previsti anche in presenza di una richiesta di giudizio immediato. Spetta al giudice decidere se ammetterlo o meno. Per questo attendiamo l’udienza di giugno». Daravoinea, indagato per omicidio volontario aggravato dai futili motivi, da subito (prima davanti al pm Davide Rosatio e poi davanti al gip Roberto Veneziano nell’interrogatorio di garanzia) ha ammesso di aver ucciso la donna a coltellate dopo una lite scoppiata in casa durante l’ora di pranzo. «È come se avessi avuto un blackout che non mi ha fatto capire più nulla», aveva ripetuto al giudice il 36enne ora rinchiuso nel carcere teramano di Castrogno.
In questi mesi l’esame dei cellulari e del computer (affidati dal pm Rosati a vari consulenti e agli accertamenti scrupolosi dei carabinieri del Ris) nella sostanza non ha aggiunto elementi nuovi nella ricostruzione della dinamica di quelle drammatiche ore nell’appartamento che i due avevano acquistato.
La coppia, residente in Italia ormai da anni ed entrambi dipendenti di aziende della zona, si stava separando: la donna aveva deciso di lasciare il compagno e aveva parlato con un avvocato per capire quali procedure seguire per avviare tutte le pratiche e i due stavano trovando l’accordo migliore anche e soprattutto nell’interesse della piccola. Secondo le testimonianze raccolte tra amici e conoscenti dagli inquirenti niente che potesse far presagire il drammatico epilogo della separazione. Poi la violenta lite scoppiata in casa il 9 ottobre e le coltellate che hanno lasciato senza mamma una bambina di sei anni che oggi è stata affidata ai nonni materni venuti a vivere in Italia.
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