Nereto, salta l’amministrazione comunale

Si dimettono sette consiglieri su dodici, tra cui l’assessore Salvi: «Siamo allo sfascio, meglio se arriva il commissario»
NERETO. Dalle 9.30 di ieri Nereto non ha più un governo. Sette consiglieri comunali su 12 mandano a casa il sindaco Giuliano Di Flavio firmando le dimissioni davanti al notaio e spalancando così il portone del municipio al commissario prefettizio. Fabio Cinì del M5S, Daniele Laurenzi, Giuseppe Fagotti e Graziana Frezza del gruppo La Fonte-Uniti per Nereto, Piero Vincenzo Di Felice e Giacomo Mistichelli di Direzione Futuro e l’assessore Massimo Salvi (Pci) hanno fatto fronte comune per mandare a casa l’amministrazione che ha nel Pd il partito di maggioranza relativa. «Abbiamo rassegnato le dimissioni manifestando le nostre singole volontà di scioglimento del consigli», dichiarano i sette. «Purtroppo è un atto necessario, preceduto nel passato da accesi dibattiti, anche documentali, solo inizialmente tra maggioranza e opposizioni e subito dopo dallo sfaldamento umano, non solo politico, di una maggioranza che da tempo ha perso la fiducia di componenti importanti e qualificanti come l’ex vicesindaco Di Felice il consigliere Mistichelli e oggi dell’assessore Salvi». Fu proprio Di Felice, un anno e mezzo fa, dopo inutili e ripetuti inviti alla maggioranza ad una gestione più oculata ed attenta del bilancio, a dare la prima spallata al governo Di Flavio. Oggi, quelle stesse ragioni, sono alla base della scelta di staccare la spina al consiglio comunale. «Riteniamo ciò atto dovuto per il bene del nostro paese al fine di agevolare l’immediato ripristino di una sana gestione fondata sul rispetto delle leggi, dello statuto e dei regolamenti. M5S, la Fonte uniti per Nereto, Direzione futuro Nereto e l’assessore Salvi sono oggi seriamente preoccupati delle possibili conseguenze derivanti da questo tipo di gestione riguardo innanzitutto agli aspetti finanziari, quindi del bilancio pubblico, che potrebbero mettere in grande difficoltà anche l’intera collettività anche a causa del totale smembramento del personale in tutti gli uffici comunali sprovvisti dei responsabili nelle aree e la totale assenza dei vigili urbani oltre alla carenza cronica di operai che ha determinato il poco decoro urbano. Il consiglio comunale è diventato un bivacco, abolite le commissioni consiliari permanenti. Una situazione surreale dove i consigli si svolgevano di sabato all’ora di pranzo per permettere alla maggioranza di aspettare, quando andava bene, il rientro di una consigliera fuori per lavoro. Stacchiamo la spina, per dignità, se pur con ruoli differenti e da posizioni politiche diverse. Ai cittadini, diciamo che l’arrivo di un commissario prefettizio non comporterà difficoltà di genere economico poiché la pressione tributaria è già ai massimi livelli, ma aiuterà a fare chiarezza su anni di gestione dell’amministrazione del sindaco Di Flavio e degli organi monocratici nominati dallo stesso». Quanto peseranno, infatti, le diverse inchieste giudiziarie aperte in ordine alle scelte e omissioni denunciate in primis da Di Felice?
E’ la seconda volta nella storia di Nereto che un’amministrazione viene mandata a casa prematuramente. Prima di ieri, è stato nel 2008 con il sindaco, Sergio Moroni (Pd). Fu il gruppo socialista capitanato dal vice sindaco Giampiero Masi, insieme alle opposizioni a mandare a casa Moroni e che ebbe in Piero Felicioni (Pci) il primo suo assessore all’opposizione. C’era anche allora Daniele Laurenzi (An) che firmò le dimissioni e che alle elezioni successive divenne vice sindaco.
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