Nereto, una via per i coniugi uccisi

Comune, Slow Food e università ricordano l’avvocato Libero Masi e la moglie
NERETO. Sono trascorsi 17 anni senza un colpevole. La giustizia non è riuscita a dare un volto e un nome, in tutti questi anni, all’assassino dell’avvocato Libero Masi e di sua moglie Emanuela Chelli uccisi nella notte tra il 1º e il 2 giugno del 2005 nella loro casa di Nereto. L’antica villa di via Lenin terrà nascosto il segreto di quella notte per sempre. Indagini su indagini sono finite in un vicolo cieco.
Giovedì Nereto ha rivissuto il ricordo nel segno di Libero Masi, custode geloso delle tradizioni contadine e gastronomiche. Slow food e università di Teramo, infatti, nel corso della giornata d’incontro nella sala Allende di Nereto, hanno annunciato di puntare a iniziative rivolte ai giovani per rilanciare l’eredità culturale di Masi.
Dal canto suo, l’amministrazione comunale – così ha fatto sapere il vice sindaco Angela Lelii – aspetta il via libera dalla prefettura per intitolare via Lenin, dove si trova l’antica villa del delitto, ai coniugi uccisi. «Daremo al settore gastronomico un percorso di formazione superiore», ha detto il rettore dell’università Dino Mastrocola, «l’università ha attivato un corso di Scienze in culture gastronomiche per la sostenibilità ed un po’ di idee di Libero Masi sono all’interno di quel corso». «Diamo vita ad una progettualità che sarà in onore di Masi che dovrà essere un ponte tra passato e futuro coinvolgendo i giovani del territorio», ha aggiunto Alessandra Orsini, fiduciaria della condotta Slow Food Val Vibrata-Giulianova. I figli dei coniugi Masi hanno inviato una lettera in cui ringraziano per quanto si sta facendo per tenere vivo il nome dei genitori.
Alex De Palo
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