TERAMO

Nessuna truffa, il finto cieco era vero

Per il giudice il fatto non sussiste. Per il perito del tribunale: «Non c’è mai stata una simulazione». Dissequestrati 110mila euro sul conto del 71enne teramano ex esponente della Confcommercio

TERAMO. Nessuna truffa, nessuna simulazione, nessun artificio: è con la formula più ampia del fatto non sussiste che il giudice monocratico Roberto Veneziano ha assolto il 71enne teramano Abramo Pompilii, oggi pensionato e negli anni novanta esponente della Confcommercio, finito a processo con l’accusa di aver finto una cecità totale e di aver percepito per 12 anni la pensione di invalidità Inps. Una invalidità, è bene sottolineare, sempre accertata nel corso del tempo da commissioni mediche che lo hanno riconosciuto cieco assoluto dopo l’insorgenza di una malattia (e non parziale come sostenuto dall’accusa) nell’ambito di quanto previsto dalla legge 138 del 2001.
Una sentenza, quella di primo grado, arrivata a sei anni dal rinvio a giudizio con un’istruttoria passata da un magistrato all’altro e solo nell’ultimissima fase approdata davanti a Veneziano che in apertura di udienza ieri mattina non ha esitato a dire «oggi il pronunciamento di questo tribunale è un dovere morale nei confronti delle parti che sono sub judice da troppo tempo». L’uomo era finito sotto accusa nel 2015 nell’ambito di una indagine della guardia di finanza che lo aveva ripreso mentre attraversava la strada e mentre pagava una consumazione. Da qui il successivo fascicolo per truffa aperto dalla Procura che aveva chiesto ed ottenuto il sequestro per equivalente di 110mila euro sui conti dell’uomo (somma per cui ieri il giudice ha disposto il dissequestro).
Nel corso dell’istruttoria c’è stata anche la nomina di un perito del tribunale che più volte, nel corso della sua deposizione in una precedente udienza, nel rispondere alle domande, aveva sottolineato come le azioni dell’uomo (dall’attraversare la strada a pagare una consumazione in un negozio) fossero compatibili con il suo stato. Ribadendo in più occasioni come non ci fosse stata nessuna simulazione e come «i soggetti che diventano ciechi tendano ad aumentare in maniera esponenziale gli altri sensi a cominciare dall’udito». La Pubblica accusa, al termine della requisitoria, ha chiesto l’assoluzione. L’uomo era difeso dall’avvocato Guglielmo Marconi. L’Inps si era costituito parte civile. Motivazioni tra novanta giorni.
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