Netturbino morto sul lavoro Assolti i vertici della Poliservice

Nel 2012 a Sant’Egidio l’operaio di 52 anni fu schiacciato dal braccetto idraulico del compattatore In quattro erano finiti sotto accusa per omicidio colposo, per il giudice il fatto non sussiste
TERAMO. I tempi dei procedimenti giudiziari a raccontare una storia iniziata sette anni fa con la morte sul lavoro di un netturbino a Sant’Egidio alla Vibrata e finita ieri con una sentenza di assoluzione di primo grado per i quattro imputati tra cui tre dirigenti della Poliservice, la società dell’Unione Comuni Val Vibrata che gestisce il servizio di raccolta rifiuti.
Il processo, iniziato nel 2016, si è chiuso con una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste emessa dal giudice monocratico Flavio Conciatori. Il perché si conoscerà con le motivazioni previste tra novanta giorni, per ora si può far riferimento solo alla perizia tecnica disposta dallo stesso tribunale e alle decine di testi ascoltati in aula. Il processo è quello per la morte di Adamo Roncacè, il netturbino di 52 anni di Sant’Egidio alla Vibrata dipendente della Poliservice deceduto a novembre del 2012 schiacciato dal braccetto idraulico del camioncino durante le operazioni di svuotamento dei cassonetti in corso Matteotti.
Sotto accusa per omicidio colposo erano finiti Giovanni Antelli, nella sua veste di allora presidente della Poliservice (difeso dall’avvocato Manola Di Pasquale), il direttore della Poliservice Gabriele Ceci (difeso dall’avvocato Tonino Cellini), il coordinatore del personale operaio Alfonso Rusciano (difeso sempre dall’avvocato Cellini) e Giuseppe De Bernardis (difeso dall’avvocato Carmelo Piccolo) dell’azienda costruttrice dei sistemi di sollevamento annessi ai compattatori. Ieri per tutti e quattro è arrivata la sentenza di assoluzione con la formula più ampia del fatto non sussiste. Dopo il risarcimento delle assicurazioni non c’è stata costituzione di parte civile dei familiari della vittima.
Il processo, oltre all’audizione di svariati testi, si è incentrato soprattutto attorno alle consulenze di parte e perizie tecniche riguardanti le leve del camioncino utilizzate per lo svuotamento dei cassonetti in base alla normativa in materia di sicurezza in vigore all’epoca dei fatti. Il mezzo compattatore era stato costruito nel 1996 mentre la normativa di riferimento (successiva quindi all’omologazione) era riferita al 1998.
Una morte quasi immediata per il 52enne con la conseguente apertura di un fascicolo di indagine da parte della Procura teramana. L’inchiesta, a firma dell’allora sostituto procuratore Irene Scordamaglia, si era concentrata sui sistemi di sicurezza e sull’osservanza delle misure e delle cautele previste per il tipo di attività svolta da Roncacè.
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