Niente attenuanti, ergastolo per Samira

Il giudice ha stabilito che la 24enne di Martinsicuro che ha ucciso le due figliolette dovrà stare almeno 24 anni in cella
TERAMO. Nessuna attenuante, nessuna diminuzione di responsabilità: Samira è colpevole di omicidio volontario aggravato. Ha impiegato poco più di un’ora la giuria popolare del tribunale di Bradford, in Inghilterra, composta da sei uomini e sei donne, a emettere un verdetto unanime: Samira Lupidi, la 24enne madre omicida di Martinsicuro, è responsabile di avere ucciso le sue due bambine quel tragico 17 novembre dell’anno scorso, quando prima le ha soffocate e poi accoltellate. Una colpevolezza piena, la sua, e non c’è niente a cui appigliarsi per ridurne la gravità. Poco dopo il giudice Justice Edis ha pronunciato la sentenza: l’imputata è condannata alla pena dell’ergastolo e dovrà stare almeno 24 anni dietro alle sbarre.
Samira era in lacrime, a capo chino, riferiscono i siti dei giornali inglesi; dietro al banco degli imputati cercava di soffocare i singhiozzi affondando il viso nei vestiti, mentre una guardia carceraria tentava inutilmente di confortarla. Tutt’altra reazione, invece, nella parte dell’aula riservata al pubblico dove c’erano i familiari di Carl Weaver, l’ex convivente di Samira e padre delle due bambine: «Sì, sì» gridavano quando la giuria ha letto il verdetto alla corte; sì, giustizia è fatta.
Volevano l’ergastolo e così è stato. Perché non era in discussione un verdetto di colpevolezza, ma bisognava decidere per quale reato e di conseguenza a quale pena condannare Samira. La 24enne di Martinsicuro – andata a vivere in Inghilterra con Carl Weaver, in una cittadina dello Yorkshire, quando la prima delle due figlie, Evelyn di 3 anni, era già nata; l’altra, Jasmine, aveva 17 mesi quando l’ha assassinata – ha sempre ammesso di avere ucciso le figlie, ma aveva chiesto di essere giudicata per “manslaughter”, reato che non ha un equivalente nell’ordinamento penale italiano, termine con cui si intende un omicidio volontario ma con responsabilità diminuita, perché commesso in particolari condizioni soggettive, come ad esempio l’aver agito in seguito a una grave provocazione o con ridotte capacità mentali al momento del fatto. Samira aveva invocato entrambe le attenuanti: la provocazione perché Carl voleva portarle via le bambine (nella sua follia,uscendo dalla stanza con il coltello insanguinato avrebbe detto: «Se non posso averle io non le avrà neanche lui»); poi l’attenuante delle condizioni psicologiche, perché afflitta dalla depressione e da uno stato di paura. Condizioni che ne avrebbero limitato la capacità di intendere, ma la giuria non le ha creduto, accettando invece la tesi della pubblica accusa secondo cui Samira sapeva bene cosa stava facendo mentre soffocava e accoltellava a morte le due figliolette. Gli psichiatri forensi hanno confermato lo stato di depressione, aggiunto a una alterata capacità di percepire la realtà, ma questo stato mentale – hanno detto – non avrebbe influito sulla sua volontà omicida, nè può costituire un’attenuazione di responsabilità.
Samira è stata quindi riconosciuta colpevole di “murder”, l’equivalente del reato di omicidio volontario previsto dal codice penale italiano, con l’aggravante di aver tolto la vita a due creature inermi. «Questo è un omicidio molto grave», ha detto il giudice all’imputata, «perché ci sono due vittime, vulnerabili come nessun altro poteva essere perché si fidavano di te».
«Non sapremo mai le ragioni per cui Samira ha commesso un gesto così terribile lo scorso novembre», ha detto l’ispettore capo della polizia di Bradford Richard Holmes, «questa è stata una tragedia che ha avuto effetti devastanti su tutte le persone coinvolte». Parole confermate dallo sconforto del nonno paterno delle bimbe: «Dopo quel terribile giorno di novembre le nostre vite sono piene di dolore e il nostro cuore spezzato non potrà mai guarire».
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