Niente lavoro per i rifugiati mancano le autorizzazioni

14 Settembre 2016

Nereto, il Comune li avrebbe impiegati nella manutenzione del verde ma non possono avere un documento valido per restare in Italia

NERETO. La burocrazia fa sfumare il progetto di impiegare i rifugiati in lavori di pubblica utilità per conto del Comune di Nereto. Annunciata la scorsa estate, l’iniziativa di integrazione e pubblica utilità ha trovato intoppi burocratici per cui la proposta di impiegare i rifugiati la piccola manutenzione del verde pubblico neretese è stata cestinata. Lo ha comunicato, con una lettera inviata al sindaco di Nereto Giuliano Di Flavio, l’associazione Gus (Gruppo Umana Solidarietà) onlus di Macerata spiegando che «la richiesta d’asilo dei beneficiari che avevano espresso volontà di partecipare al progetto affronta un’evoluzione negativa in termini di concessione della protezione. Tale evoluzione determina l’impedimento al rilascio di un documento valido per la permanenza legale sul territorio e quindi l’impossibilità di coinvolgerli in qualunque attività a loro beneficio. In primis l’impossibilità ad una copertura assicurativa per eventuali danni o infortuni. Non indifferente poi è l’impossibilità di coinvolgere in un progetto persone tecnicamente non dotate di regolare documento e quindi a breve termine soggette ad espulsione dal Paese».

Il Comune di Nereto aveva aderito al programma del Gus per la realizzazione di un intervento sociale a favore dei richiedenti asilo politico. Il Comune avrebbe messo a disposizione le attrezzature facendo anche un corso rapido di preparazione. Il Gus “Guido Puletti” gestisce in convenzione con la prefettura di Teramo il progetto “Accoglienza richiedenti protezione internazionale”. I beneficiari erano circa duecentoquaranta per i quali era previsto un progetto di integrazione. Lo svolgimento di attività quotidiane a beneficio della collettività avrebbe portato i rifugiati ad integrarsi con i cittadini e con il sistema italiano. I rifugiati che lo avessero richiesto avrebbero svolto,inqualitàdi volontari, piccole mansioni di manutenzione del verde pubblico cittadino in orario diurno. In particolare, dotati di attrezzature e pettorine di riconoscimento, i rifugiati richiedenti asilo politico avrebbero contribuito al decoro del paese attraverso la raccolta di rifiuti, alla manutenzione e pulizia di panchine, cestini della spazzatura, alla rasatura del prato ed alla potatura di siepi, fino alla rimozione di arbusti secchi e fogliame dal suolo. Al Comune di Nereto non sarebbe costato nulla. L’idea era stata accolta con favore dalla giunta comunale e dal sindaco Di Flavio (che proprio bene non c’è rimasto), il quale, al di là del servizio reso alla collettività locale, aveva guardato con occhio benevolo anche al processo d’integrazione.

Alex De Palo

©RIPRODUZIONE RISERVATA