Niente soldi per la carrozzina

Silvi, la protesta del papà di un disabile per il taglio dei contributi
SILVI. Ha un figlio disabile che necessita di cure continue e costose e adesso rischia di non vedersi riconosciute le spese per la nuova carrozzina e i tutori che gli permettono di respirare. È la beffa che si aggiunge al dramma familiare di Giovanni Santoro, 59 anni operaio di Silvi, vittima di tagli alla sanità che incidono sull’assistenza e le cure del figlio. Stefano, 29 anni, soffre di tetraparesi spastica, con una grave distonia che lo obbliga a tenere una pompa collegata alla spina dorsale. Lo strumento va ricaricato ogni mese all'ospedale di Chieti. «Sono in lacrime ed impotente», denuncia Santoro, «di fronte ad un caso di non rispetto di un diritto di un disabile. Dopo quasi 7 anni dall’ultima carrozzella ottenuta, ho fatto richiesta per una nuova in quanto quella attuale non è più idonea, oltre ad essere piccola per Stefano. Già in fase di richiesta mi sono stati tolti dalla Asl di Teramo 3 importanti codici di esenzione. In pratica devo integrare a mie quelle somme, che ammontano a 412,77 euro, ai quali vanno aggiunti i 456,33 euro che avrei già dovuto pagare, per un totale di 903, 86 euro». Somme nelle quali rientra, come spiega Santoro, anche il necessario stabilizzatore pettorale (del costo di 257.60 euro). «Ma è possibile che la mia famiglia, di cui io malato, con un figlio di 24 anni disoccupato, ed infine Stefano, debba essere penalizzata da una cieca burocrazia? Perché, chi è malato gravemente deve pagare? Se fosse vostro figlio voi cosa fareste?». Santoro conclude il suo sfogo sottolineando come negli anni non abbia mai fatto richiesta per altri presidi sanitari. «Per ben 29 anni tengo a precisare non abbiamo fatto mai richiesta di scarpe ortopediche, traverse, medicinali a pagamento, di cui Stefano aveva bisogno», ha concluso, «Inoltre non l’abbiamo mai ricoverato ma tenuto come un re, con enorme sacrificio per noi genitori». (d.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

